Ernia inguinale: Esercizi Consigliati, Mutande, Slip e Opinioni

Ernia inguinale: Esercizi Consigliati, Mutande, Slip e Opinioni

L’ernia non è altro che la fuoriuscita di un organo interno o di una sua parte, che di solito è presente all’interno di una cavità dell’organismo. L’ernia inguinale dunque, è la fuoriuscita di viscere dalla porta erniaria, precisamente nella regione che riguarda l’inguine. La fuoriuscita può essere di grandi o piccole dimensioni e nei casi più gravi si può sentire dolore o notare una tumefazione nella zona dell’inguine che può provocare anche una cicatrice sull’ernia inguinale con relativo gonfiore. Si tratta di un problema molto comune e spesso trattato in day hospital in casi più estremi, questo perché la patologia in questione può risultare molto fastidiosa e invalidante ma soprattutto pericolosa se non trattata in maniera corretta.

Ernia Cervicale: Sintomi Neurologici, Cura, Come Dormire

Ecografia ernia inguinale: La prima cosa da fare

Come in tutte le patologie è fondamentale andare per gradi e cercare prima di capire la gravità del problema. E’ inutile andare a comprare una mutanda elastica se prima non si ha esattamente chiaro qual’è il quadro generale del nostro corpo. L’ecografia aiuta in questo compito.

Ecografia ernia inguinale

Ecografia ernia inguinale

Si tratta di una delle patologie più frequenti soprattutto nel lato destro del sesso maschile, anche se non si esclude la possibilità che il problema in questione possa presentarsi anche per le donne. Il tutto ovviamente è legato alle strutture anatomiche del canale inguinale, infatti nell’uomo ci sono i vasi che poi portano al testicolo proprio per questo il problema è in percentuale più alto per gli uomini. Non ci sono età per la presentazione del problema, ma principalmente si parla di persone adulte di mezza età.

Slip Mutanda elastica dopo intervento di ernia inguinale

L’intervento è sempre una scelta difficile da fare ma a volte, l’unica soluzione. Ecco i prodotti e consigliati, piu’ venduti e votati per mutande che sono utili da utilizzare post operazione e in alcuni casi, previo consulto medico, slip utili per provare una eventuale guarigione spontanea.

L’ernia di schmorl, questo sconosciuto

Ernia Inguinale: Esercizi, trattamento e rimedi

Di solito l’ernia inguinale può ridursi spontaneamente, quindi non si necessita di una cura con dei medicinali specifici. Ovviamente qualora il problema non riesca ad essere eliminato in maniera naturale, si può ricorrere ad un trattamento conservativo, quello utilizzato quando si sconsiglia un intervento chirurgico o si è appunto in attesa di ottenere un posto in sala operatoria. Considerando comunque che si tratta di un intervento a tutti gli effetti con tanto di problemi spesso nel camminare dopo l’intervento ernia inguinale, si consiglia di utilizzare questa opzione con parsimonia e solo per “ultimo e per forza”.

mutanda elastica dopo intervento ernia inguinale

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Questo trattamento prevede l’utilizzo di mutande elastiche, create appositamente per chi ha un’ernia inguinale ma soprattutto l’utilizzo di un cinto erniario, anche se questo macchinario è ormai obsoleto. Infatti, qualora si presenti un problema di ernia inguinale abbastanza fastidioso, si ricorre solitamente ad un intervento per evitare che la situazione peggiori. Come detto in precedenza si tratta di un intervento molto veloce, effettuato in day hospital, in cui viene inserita una piccola retina che riesca a contenere appunto il problema e rinforzare la parete dell’addome.

Esercizi consigliati previo consulto medico:

esercizi per ernia inguinale

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La prevenzione di un’ernia inguinale in gravidanza

ernia inguinale in gravidanza

ernia inguinale in gravidanza

È molto difficile riuscire a prevenire un’ernia inguinale anche in gravidanza, questo perché dipende tutto dalla resistenza della parete addominale. E’ molto importante anche cercare di guidare l’auto in modo protetto durante l’ernia inguinale. Spesso infatti, si tratta di un fatto congenito peggiorato poi dalla totale assenza di attività fisica. Non si conoscono le cause precise della presenza di un’ernia inguinale ma spesso si pensa che il problema possa presentarsi a causa di uno starnuto o di un colpo di tosse troppo forte e improvviso, della stitichezza e di un forte sovrappeso, ovviamente affiancati dalla debolezza addominale di cui abbiamo parlato sopra.

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Dunque si consiglia di prevenire l’arrivo di un’ernia inguinale con un buon esercizio fisico che però no vada a sforzare troppo l’organismo. Qualora si effettuino degli esercizi con carichi pesanti, si consiglia di utilizzare sempre una cintura di contenimento e di non stringerla troppo altrimenti anche la pressione potrebbe peggiorare la situazione. Nel momento in cui si effettua un intervento, prima di ricominciare ad allenarsi è consigliato aspettare 10 o 20 giorni per un leggero allenamento, mentre per tornare alla normalità bisogna attendere almeno dalle 6 alle 10 settimane.

 

Ernia Cervicale: Sintomi Neurologici, Cura, Come Dormire

Ernia Cervicale: Sintomi Neurologici, Cura, Come Dormire

L’ernia cervicale o al disco cervicale, è una delle patologie più frequenti tra la popolazione mondiale. In poche parole l’ernia cervicare presenta dei sintomi neurologici che si trattattano di una fuoriuscita della sostanza discale all’esterno dei limiti anatomici andando così a comprimere le radici nervose o il midollo spinale, portando di conseguenza dolore e altri sintomi come la debolezza muscolare, cefalea e altre difficoltà motorie.

sintomi ernia cervicale

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Ernia Cervicale: Sintomi Neurologici

Sono numerose le cause relative all’ernia cervicale, ma tra le più frequenti è possibile trovare una postura scorretta, dei colpi di frusta, rachide cervicale o anche dei traumi forti che hanno inciso sul problema. Dunque, si tratta di un problema molto fastidioso che potrebbe compromettere il regolare svolgimento delle attività quotidiane. Non bisogna però abbattersi, in quanto ci si può informare cercando soprattutto delle soluzioni. Tra quelle più richieste ci sono senza dubbio quelle relative al sonno, in quanto è importante una corretta postura ma soprattutto è necessario seguire alcuni accorgimenti che di seguito saranno elencati.

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Cura e rimedi per fastidi di un’ernia cervicale

Tra i vari consigli per la riduzione del fastidio di un’ernia cervicale e la sua relativa cura, c’è senza dubbio l’utilizzo di un collare morbido, questo perché mantiene la giusta posizione e protegge da movimenti bruschi che potrebbero peggiorare la situazione.  Bisogna inoltre seguire degli esercizi ben precisi, infatti l’aiuto di un fisioterapista potrebbe essere l’ideale per chi soffre di questa patologia.

Qualora però si parli di problemi più gravi, allora non resta altro che rivolgersi a dei medici per eventuali terapie farmaceutiche o addirittura, in casi estremi, passare alla chirurgia.

Ernia Cervicale: Intervento

Quest’ultima soluzione è tra quelle più drastiche ma in caso di emergenza, si risolverebbe definitivamente il problema. Ovviamente bisogna considerare che anche nel post operatorio, si deve mantenere un certo rigore e soprattutto altri accorgimenti che aiutano per la guarigione. L’intervento di ernia cervicale così come per l’ernia del disco è consigliato dai medici valutarlo solo in caso non vi siano altre soluzioni, di nessun tipo in quanto la convalescenza dopo intervento di ernia cervicale è sempre macchinosa e richiede numerosi accorgimenti o cambiamenti di abitudini.

Schiacciamento delle vertebre

Ernia Cervicale c5 c6 vertigini cura e consigli

Indipendemente da quale patologia puoi avere, la più frequente è sicuramente l’ernia cervicale c5 e c6. È importantissimo, qualora si pensi di essere affetti da ernia cervicale, cercare di evitare di alzare troppi pesi, effettuare allenamenti troppo duri in palestra, assumere posizioni scorrete, riposare in maniera eccessiva, fumare in maniera eccessiva e soprattutto si raccomanda di evitare assolutamente la procrastinazione di una visita medica, in caso di sospetti riguardo questa patologia.

ernia cervicale c5 c6 vertigini

ernia cervicale c5 c6 vertigini

Le vertigini sono uno dei sintomi che possono provare le ernie cervicali, si consiglia sempre il parere di un medico per avere certezze sulla gravità dell’ernia cervicale. Per quanto riguarda un eventuale invadilità di ernia cervicale c5 c6 ci sono pareri discordanti, sicuramente vige la regola che se la causa del tuo male è provata che avvenuta sul lavoro, questo può essere un gioco forza per un eventuale invalidità e inps o per fine punteggio inail per ernia cervicale.

Ernia cervicale, rimedi della nonna e tempi di guarigione

punteggio di invalidita per ernie cervicale e discale

punteggio di invalidita per ernie cervicale e discale

Tra le tante domande poste c’è senza dubbio quella relativa alla prevenzione di questa patologia ed i sempre più amati rimedi della nonna. Si può sicuramente prevenire in un certo senso l’arrivo di questo problema con un potenziamento dei muscoli cervicali per poter prevenire ulteriori danni futuri, si possono effettuare esercizi di fisioterapia, come detto in precedenza,  si possono effettuare sedute di allenamento mirate alla soluzione del problema, il tutto insieme a personale qualificato.

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Quali sono gli esercizi per ernia cervicale?

Non c’è una vera e propria pozione magica per poter debellare per sempre l’ernia cervicale e non è possibile neanche prevedere quale sia la possibilità che ci sia una guarigione spontanea di ernia cervicale. Ci sono però numerosi esercizi consigliati, suggeriti, per un paziente tipo. Si suggerisce vivamente di NON fare questi esercizi almeno che non si abbia chiesto consulto e relativa approvazione dal proprio medico o professionista che la segue durante questa fase.

ernia cervicale esercizi

Ernia cervicale c6 c7 le seconde ernie più frequenti

Altro elemento importante e consigliatissimo è l’alimentazione. Questo perché una buona dieta con molta frutta e verdura e con minori quantità di grassi, riesce a garantire comunque un leggero miglioramento che andrà a bilanciare la quotidianità dell’individuo affetto da questa patologia.

ernia cervicale c6 c7

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Ed infine si può sicuramente effettuare una buona dose di riposo e soprattutto con la giusta posizione, che in pratica aiuta a non ledere ulteriormente la debolezza in questione.

Ernia cervicale come dormire correttamente

Quando si ha un’ernia cervicale infiammata, tra i tanti problemi sorge anche la giusta posizione per dormire. Tra i primi consigli da seguire c’è senza dubbio l’utilizzo di un cuscino cervicale, questo perché aiuta l’individuo affetto ad assumere una giusta postura che quindi va a ridurre le possibilità di un peggioramento. Questi cuscini sono disponibili nella maggior parte dei negozi specializzati per la vendita di materiali per la casa o anche nei classici negozi relativi alla fornitura di materassi.

ernia cervicale come dormire

ernia cervicale come dormire

Ci sono poi altri consigli da dover seguire per dormire correttamente in caso di ernia cervicale, tra questi ci troviamo la necessità di dover rilassare i muscoli del collo. Può sembrare complicato e inutile ma in realtà aiuta moltissimo e soprattutto consente di riposare correttamente. La giusta postura è quella che riesce a portare la testa a seguire la curva naturale della colonna vertebrale e proprio per questo motivo si consiglia di acquistare materassi e cuscini idonei alla situazione.

È importante evitare assolutamente un cuscino troppo alto oppure troppo basso, questo perché potrebbe peggiorare il dolore durante le ore di riposo. Infatti avere un cuscino che sia della giusta altezza è una salvezza per le persone che soffrono di ernia cervicale. Ci sono poi le posizioni che devono essere evitate assolutamente e tra queste c’è quella prona dove il collo è girato per molto tempo e potrebbe peggiorare la situazione. Consigliate invece sono la posizione supina e quella laterale o più comunemente chiamata fetale, sempre però posizionando la testa in modo corretto e con il giusto cuscino.

Un ultimo consiglio è quello di tenere la zona infiammata protetta con del calore, infatti dei sacchetti riscaldati o delle semplici borse di acqua calda, riescono a rilassare la tensione muscolare e quindi portare ad un alleviamento del dolore. Quindi, seguendo alla lettera questi consigli, e con il giusto lavoro di  prevenzione al massimo il possibile arrivo della patologia, si riesce quasi sicuramente a dormire correttamente anche con la presenza dell’infiammazione dell’ernia cervicale.

 

 

 

I migliori prodotti e cintura lombare per ernia del disco e mal di schiena

I migliori prodotti e cintura lombare per ernia del disco e mal di schiena

Le migliori cinture lombari

La cintura lombare o anche comunemente chiamata “bustino” è fondamentale da usarla quando ci sentiamo stanchi. Usare la cintura lombare ad esempio alla sera, per cercare di avere un po’ di sollievo dopo la giornata è una cosa buona e giusta. Se siamo tendenzialmente piegati, la cintura lombare può prevenire una forte scoliosi per esempio. Se facciamo lavori manuali è consigliato, per il benessere della nostra schiena usare una cintura lombare. Sono molti i motivi per averla, pochi per non averla.

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Postura scorretta

Se invece si ha una scoliosi o comunque la nostra schiena si adatta e trova una postura scorretta è bene rivolgersi ad un altra tipologia di prodotto che può assolutamente dare dei benefici concreti.

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Cuscino Lombare

Se tendenzialmente stiamo molto a sedere, ci può dare un grande sollievo il cuscino lombare. In commercio ce ne sono una miriade per voi io selezioni solo i più blasonati e migliori.

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Panca a inversione

Altro consiglio che può tornare molto utile è quello di avere una panca a inversione. Il suo ruolo è sciogliere i muscoli della schiena e dare un reale beneficio alla colonna vertebrale.

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I migliori 10 esercizi per mal di schiena da fare a casa dolore lombare

I migliori 10 esercizi per mal di schiena da fare a casa dolore lombare

10 esercizi per combattere il mal di schiena

Il mal di schiena è uno dei problemi medici più comuni ed è stimato che colpisca almeno 4 persone su 5 una volta nella vita. La natura del dolore può essere di vario genere, fitto e costante oppure può nascere in modo improvviso e acuto. Il mal di schiena è acuto se ha esordio inaspettato e improvviso, dura da pochi giorni fino a qualche settimana. Invece si può definire il mal di schiena costante, soltanto nel caso in cui duri per più di tre mesi. Nella maggior parte dei casi il disturbo tende a risolversi da solo, con un po’ di pazienza. L’assunzione di farmaci antidolorifici e il riposo possono senz’altro essere d’aiuto, ma a volte rimanere a letto per più di un giorno può peggiorare la situazione. Se il dolore è molto insopportabile o comunque non migliora dopo tre giorni, è necessario rivolgersi ad un medico, anche se l’apparizione del dolore fosse comparso, anche a causa di un infortunio. Il trattamento può essere molto variabile, soprattutto in base al tipo di dolore e alle cause, tuttavia per risolvere un mal di schiena, la cosa migliore che consigliano un medico, che quasi certamente chiamerà in causa un fisioterapista, fare degli esercizi che aiutano a risolvere questo problema.

Cause del mal di schiena

Nella maggior parte dei casi non è possibile individuare la causa esatta del mal di schiena, ma nei casi più frequenti, esso è il risultato di problemi muscolari o scheletrici non gravi, come distorsioni o stiramenti muscolari. Il dolore in questi casi:

  • può migliorare o peggiorare in determinate posizioni,
  • può essere avvertito più o meno a seconda di determinati movimenti,
  • può apparire in maniera improvvisa o graduale,
  • può migliorare nel giro di poche settimane al massimo.

In alcuni casi, le cause del mal di schiena possono essere più serie, ad esempio:

  • possono essere dovuti ad una protrusione discale oppure ad un’ernia del disco,
  • possono essere dovuto ad un irritazione del nervo sciatico.

In situazioni come queste, sono spesso presenti ulteriori sintomi come formicolio e debolezza muscolare, oltre al mal di schiena classico.

Esercizi da fare per il mal di schiena

Ecco qui una lista di 10 esercizi da fare quando si ha il mal di schiena:

Esercizio 1 – distensione schiena


Stare sui talloni, nella posizione iniziale, bisogna inginocchiarsi a 4 zampe, con le ginocchia all’altezza dei fianchi e le mani sotto le spalle. Non bisogna curvare eccessivamente la zona lombare. Bisogna allungare il collo, tenere le spalle indietro e non bloccare i gomiti. Dopo bisogna portare lentamente il sedere all’indietro, mantenere la curva naturale della colonna vertebrale. Poi va tenuta la posizione, fare un bel respiro profondo e tornare alla posizione di partenza. Questo esercizio va ripetuto almeno 10 volte e nel caso di dolori alle ginocchia, evitare di sedersi sui talloni. Magari aiutatevi con uno specchio per assumere la migliore posizione e non forzate, perché potreste peggiorare la situazione.
Esercizio 2 – piegamento laterale

Rollare le ginocchia, posizione di partenza, sdraiarsi sulla schiena magari mettendo un cuscino sotto la testa. Tenere le ginocchia piegate e parallele. Mantenere la parte superiore del corpo rilassata. Dopo di questo, bisogna ruotare le ginocchia da un lato, fare la stessa cosa anche con il bacino, cercando di mantenere sempre entrambe le spalle sul pavimento. Bisogna tenere la posizione applicando un bel un respiro profondo e tornare alla posizione di partenza. Anche questo esercizio, va ripetuto almeno 10 volte, alternando i lati delle ginocchia. Ovviamente il consiglio è quello estendere le gambe fino dove possibile, senza forzare. Posizionate un cuscino tra le ginocchia se ne avete bisogno per aumentare la comodità.

Esercizio 3 – stretching schiena

Estensione della schiena, posizione di partenza, sdraiarsi supini e lasciare le braccia laterali al corpo e piegare i gomiti, andando a mettere il palmo delle mani più o meno all’altezza del viso. Dopo di che, bisogna “allungare” la schiena facendo forza sulle mani, cercando di mantenere il collo ben disteso. Con questo esercizio si dovrebbe sentire una leggera estensione a livello dei muscoli addominali. Bisogna cercare di mantenere questa posizione per circa 10 secondi e ripetere l’esercizio per almeno 10 volte. Le cose da evitare sono quelle di non piegare il collo in indietro e non bisogna tenere i fianchi a terra.
Questo esercizio può essere fatto in molti modi diversi, per esempio tenendo i gomiti appoggiati o sollevandoli.
Esercizio 4 – Esercizio glutei

Lavorare sui muscoli addominali, posizione iniziale, stare sdraiati sulla schiena. In questo caso, è meglio usare un cuscino da mettere sotto la testa. Dopo di che, bisogna piegare le ginocchia e tenere i piedi dritti. Mantenere la parte superiore del corpo rilassata. Raggiunta questa posizione, applicare l’espirazione, ovvero buttare fuori l’aria e contrarre i muscoli addominali, che sono quelli che si trovano nella pancia. Cercare di mantenere i muscoli contratti per circa 15 secondi e poi tornare alla posizione di partenza.
Questo esercizio, va ripetuto almeno 5 volte. Tuttavia, questo esercizio va fatto in maniera delicata, senza forzare una contrazione eccessiva. Inoltre non bisogna assolutamente cercare di irrigidire il collo, le spalle o le gambe.
In un secondo momento si può anche cercare di adottare pure un leggero movimento delle gambe.

Esercizio 5 – Stretching schiena

Flessione, lo scopo di questo esercizio è quello di aumentare gli spazi tra i dischi vertebrali, in modo da ridurre così la pressione sui nervi, inoltre così si allungano i muscoli della schiena e dei fianchi. Con questo esercizio, vengono rafforzati anche i muscoli addominali e dei glutei, in modo da diminuire il carico sulla colonna vertebrale.
Esercizio 7 – Estensione
Estensione, con questo esercizio particolare, si estendono i muscoli andando a togliere il dolore riflesso, ovvero il dolore che può essere avvertito anche in parti del corpo differenti dalla zona di origine del problema, in questo caso la schiena. Alcuni esercizi pratici di estensione, sono il sollevamento delle gambe e del tronco. Alla base di questi esercizi, l’obiettivo è quello di mantenere aperto il canale vertebrale e di sviluppare i muscoli che sostengono la colonna vertebrale.

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Esercizio 8 – Stretching
Stretching. Gli esercizi di stretching, hanno come obiettivo quello di allungare e migliorare l’estensione dei muscoli e andando a diminuire la pressione sui nervi della schiena. Lavorando con questi esercizi si riduce la rigidità della schiena e si migliora il movimento della parte inferiore della colonna vertebrale.

Esercizio 9 – Stretching lombare
Stretching da fare in piedi. Per praticare al meglio questo esercizio, la cosa migliore da fare è affacciarsi ad una finestra e appoggiate le mani sul davanzale. Dopo di che, piegare il busto facendo arretrare i piedi in modo da formare un angolo retto tra gambe e busto. Poi bisogna lasciare ovviamente i palmi delle mani appoggiati sul davanzale. Poi bisogna stendere il peso del busto cercando di trascinare il corpo verso il basso e tenere la posizione, a questo punto si dovrebbe sentire la schiena allungarsi. Una volta fatto questo, mantenere la posizione per circa 10 secondi, ritornare nella posizione iniziale e ripetere l’esercizio almeno 10 volte.

Esercizio 10 – Aerobica
Aerobica. L’esercizio aerobico è quello che porta il cuore a battere più velocemente, tenendo elevata la frequenza cardiaca per un certo lasso di tempo. Di solito in questo esercizio il cuore dovrebbe essere tenuto sotto sforzo almeno 2 ore e 30 minuti a settimana, quindi le sessioni giornaliere dovrebbero essere di almeno mezz’ora alla volta. In caso di gravi problemi alla schiena, vanno sicuramente evitati gli esercizi che richiedono improvvise e forzate torsioni e movimenti della schiena, come la danza e il canottaggio, perché questi sport, possono aumentare la pressione nei dischi sulla colonna vertebrale aumentando così il rischio di effetti gravi che invece non comporta un semplice mal di schiena.

Spondilite anchilosante: sintomi, cure e terapie per il dolore

Spondilite anchilosante: sintomi, cure e terapie per il dolore

Spondilite anchilosante e dolore alla colonna vertebrale

La spondilite anchilosante, chiamata anche spondilite, spondiloartropatia, malattia di pott è una patologia infiammatoria e cronica, che colpisce in maniera selettiva, la colonna vertebrale, a livello dorsale, lombare e qualche volta, pure nella cervicale. La spondilite in pratica è l’infiammazione che colpisce le vertebre, da cui è composta la colonna vertebrale, essa provoca dolore e limita le funzioni della schiena. La spondilite anchilosante di solito peggiora stando a riposo e migliora durante l’esercizio fisico, infatti è molto diversa dal classico mal di schiena. Se questa malattia non viene curata in maniera adeguata, si possono formare in futuro anche se molto lentamente, dei veri e propri ponti ossei che limitano in maniera irreversibile, il movimento dell’articolazione, per questo la spondilite viene definita anchilosante. La spondilite anchilosante tende a colpire quasi sempre i giovani tra i 20 e 30 anni, nella maggior parte dei casi i soggetti che ne soffrono sono i maschi. La spondilite anchilosante però non colpisce immediatamente il paziente ma ha una evoluzione molto graduale.

Essa non è una malattia molto frequente, infatti riesce a colpire meno dell’1% della popolazione. Le cause non sono facili da individuare e possono essere varie, come per tutte le malattie reumatologiche, anche se è ipotizzabile che soltanto il contributo di fattori genetici o ambientali come le comune infezioni, possano favorirne la nascita. Quindi, la spondilite anchilosante non è una patologia che viene ereditata e ad oggi non è possibile stabilire in maniera esatta quale combinazione di fattori, se i batteri o i virus, o quelli interni al nostro organismo, scatenino l’origine della patologia.

Sintomi della spondilite anchilosante e differenze con il mal di schiena

Nella spondilite anchilosante, come descritto in precedenza, i dischi della colonna vertebrale, vengono colpiti da infiammazione, comportando dei sintomi dolorosi che rendono il paziente invalidante, specialmente quanto sta a riposo. Nonostante il mal di schiena, o lombalgia che dir si voglia, è una patologia molto frequente e che ha colpito la maggior parte delle persone almeno una volta nella vita, i sintomi del paziente preso da spondilite anchilosante, sono diversi da un comune mal di schiena. Per esempio durante la spondilite anchilosante, il mal di schiena avrà degli effetti diversi rispetto ad una normale lombalgia, infatti:

  1. Il dolore alla schiena inizia ad aumentare con il passare del tempo, tuttavia è difficile stabilire quanto inizia di preciso;
  2. La durata dei sintomi dolorosi è superiore ai 3 mesi;
  3. La lombalgia aumenta il dolore durante il riposo, specie durante la notte, causando dei risvegli notturni per l’infiammazione;
  4. La lombalgia migliora con il movimento e l’attività fisica;
  5. Una volta svegliato, il paziente avrà la schiena rigida e bloccata, dopo almeno 1 ora, il paziente riuscirà a muoversi meglio;

Invece il mal di schiena comune, tende a colpire molto velocemente con delle fitte molto acute, i sintomi vengono risolti dopo pochi giorni o settimane, stando a riposo il dolore diminuisce e al contrario, aumenta facendo attività fisica. Durante la notte e al risveglio con una comune lombalgia, la schiena non darà problemi particolari come invece provoca la spondilite anchilosante. La lombalgia è quindi, quasi sempre il primo sintomo della persona affetta da spondilite anchilosante. Durante le fasi più avanzate, l’infiammazione può estendersi e risalire la colonna vertebrale ed arrivare ad interessare anche le zone dorsali e cervicali, portando in caso di avanzamento della patologia anche ad avere dell’anchilosi vertebrale. In questo caso il paziente avrà una curvatura della colonna vertebrale che renderà la schiena ad avere una “gobba” in maniera del tutto compromettente. Questo problema, colpisce molto spesso le persone anziane, quindi la cosa migliore da fare è andare o portare dal medico, la persona che ha avuto i sintomi di spondilite anchilosante in giovane età per cercare di limitare gli effetti negativi durante l’età avanzata del paziente colpito.

E’ ovvio che in quelle condizioni, la persona avrà delle difficoltà nello svolgimento di molte attività della vita quotidiana, come guidare un auto od anche rimanere seduto a lungo. Oltre al mal di schiena, il paziente colpito da spondilite anchilosante di solito presenta dei sintomi simili alla sciatalgia, ovvero infiammazione, formicolio e qualche volta una sensazione di bruciore nella zona dei fianchi e nei tratti dove si trovano i bicipiti femorali. Però a differenza di una comune sciatalgia, nei casi di spondilite anchilosante, il dolore arriva fino al ginocchio, senza estendersi per tutta la gamba e tende a colpire in modo alternato, entrambe le gambe. Questi sintomi sono del tutto caratteristici della spondilite anchilosante e per questo si riesce a differenziare dalle altre patologie simili a questa. Pure le articolazioni, dopo anni di patologia, se quest’ultima non è stata curata in modo adeguato, subiranno quasi certamente una anchilosi, ovvero si formeranno dei ponti ossei che salderanno i due capi articolari. In casi come questo non si ci saranno delle particolari alterazioni della conformazione, come invece avviene nella colonna vertebrale. Quasi il 50% delle persone affette da spondilite anchilosante presentano anche dei sintomi delle articolazioni sottostanti alla zona lombare. In modo particolare possono essere colpiti delle ossa negli arti inferiori, come le anche, le ginocchia e le caviglie, invece sono molto più rari i coinvolgimenti delle ossa degli arti superiori come i gomiti e i polsi. Se le articolazioni degli arti inferiori vengono colpite da spondilite anchilosante, tali articolazioni, verranno definite dolenti o tumefatte, con conseguente decadimento delle funzioni di quest’ultime.

Diversamente da quanto succede nelle altre patologie come l’artrite reumatoide, nella spondilite anchilosante le articolazioni non vengono risparmiate e non vengono messi in pericolo soltanto le mani e i piedi. I piedi tuttavia possono essere colpiti dal dolore a livello del calcagno o nella zona plantare, in questo caso non vengono coinvolte le articolazioni ma i tendini. La spondilite anchilosante è quindi una patologia che colpisce in maniera prevalente, le articolazioni e i tendini. Però ci sono dei casi in cui possono essere interessati anche degli organi. Nel 25% dei pazienti presi da spondilite anchilosante, si sono registrati dei dolori riguardanti la zona oculare. Ebbene, in casi come questo l’infiammazione colpisce la parte più anteriore dell’occhio, causando dolore, arrossamento dell’occhio e aumentando la sensibilità alla luce. Possono essere colpiti entrambi gli occhi ma mai allo stesso tempo.

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Se si interviene in maniera adeguata e tempestiva, il trattamento potrà permettere la possibile guarigione senza particolari conseguenze. In casi molto rari, l’infiammazione causata dalla spondilite anchilosante, può arrivare a provocare danno alla valvola cardiaca, comportando un difetto durante la fase di chiusura respiratoria. Soltanto in casi rarissimi questo problema causa ricoveri clinici al paziente. Sono altrettanto rari, i casi di interferenza sul ritmo del cuore. Nella fase più avanzata di una spondilite anchilosante non curata in maniera sufficiente, essa può essere anche la causa di una riduzione della resistenza fisica, pure per gli sforzi meno eccessivi. In questo caso, l’affannamento potrebbe essere provocato da un interessamento delle articolazioni della gabbia toracica e dei muscoli delle costole, anche qui c’è del dolore, o più raramente, da un interessamento della parte superiore dei polmoni.

Diagnosi e cure per la spondilite anchilosante

La diagnosi di spondilite anchilosante viene fatta in genere sulla base del quadro clinico, dai risultati degli esami di laboratorio e degli esami strumentali. Il reumatologo metterà in considerazione tutti e tre questi elementi e verificherà che siano in accordo con il sospetto della diagnosi. Nonostante oggi la medicina abbia fatto enormi progressi, non c’è una terapia definitiva in grado di curare la spondilite anchilosante, però ci sono delle ottime terapie per limitare la patologia e abbatterne i sintomi. L’obiettivo prioritario della terapia è quello di curare la malattia, cercare di attenuare il più possibile il dolore e diminuire la rigidità per ripristinare e mantenere la migliore postura portando ad una buona mobilità articolare. Serve senz’altro un’adeguata terapia medicinale, essa è fondamentale, perché serve togliere l’infiammazione, permettendo di levare il dolore e la rigidità della schiena. In questo modo il paziente può ritrovare delle posture corrette ed effettuare tutti i giorni degli esercizi per il recupero e il rinforzo muscolare. La terapia farmacologica consiste nell’usare farmaci antinfiammatori anti steroidei.

Nel caso di un coinvolgimento delle altre articolazioni o dei tendini, è indicato l’uso di farmaci a base di cortisone, con un uso non elevato per via orale o tramite infiltrazioni e l’utilizzo di medicine anti reumatiche tradizionali. Inoltre, alcune abitudini di vita positive possono aiutare ad influenzare nella giusta maniera lo stato di salute, come una dieta equilibrata, un riposo tranquillo ed il supporto morale da parte di familiari o di amici. Infine, l’attività fisica può essere parte integrante nella gestione di ogni programma per curare la spondilite anchilosante. Essa se praticata tutti i giorni, aiuta a mantenere una postura corretta, contribuisce a migliorare le articolazioni e svolge un’azione di recupero. E’ molto importante farsi aiutare specialmente agli inizi, dal medico e dal fisioterapista in modo di ottenere il massimo beneficio. Tramite questi programmi di riabilitazione e prendendo le dovute precauzioni per evitare delle ricadute, il paziente può tornare con il passare del tempo a svolgere una vita normale, sconfiggendo una volta per tutte questa patologia, anche se bisogna avere pazienza.