I migliori prodotti e cintura lombare per ernia del disco e mal di schiena

I migliori prodotti e cintura lombare per ernia del disco e mal di schiena

Le migliori cinture lombari

La cintura lombare o anche comunemente chiamata “bustino” è fondamentale da usarla quando ci sentiamo stanchi. Usare la cintura lombare ad esempio alla sera, per cercare di avere un po’ di sollievo dopo la giornata è una cosa buona e giusta. Se siamo tendenzialmente piegati, la cintura lombare può prevenire una forte scoliosi per esempio. Se facciamo lavori manuali è consigliato, per il benessere della nostra schiena usare una cintura lombare. Sono molti i motivi per averla, pochi per non averla.

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Cuscino Lombare

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Panca a inversione

Altro consiglio che può tornare molto utile è quello di avere una panca a inversione. Il suo ruolo è sciogliere i muscoli della schiena e dare un reale beneficio alla colonna vertebrale.

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I migliori 10 esercizi per mal di schiena da fare a casa dolore lombare

I migliori 10 esercizi per mal di schiena da fare a casa dolore lombare

10 esercizi per combattere il mal di schiena

Il mal di schiena è uno dei problemi medici più comuni ed è stimato che colpisca almeno 4 persone su 5 una volta nella vita. La natura del dolore può essere di vario genere, fitto e costante oppure può nascere in modo improvviso e acuto. Il mal di schiena è acuto se ha esordio inaspettato e improvviso, dura da pochi giorni fino a qualche settimana. Invece si può definire il mal di schiena costante, soltanto nel caso in cui duri per più di tre mesi. Nella maggior parte dei casi il disturbo tende a risolversi da solo, con un po’ di pazienza. L’assunzione di farmaci antidolorifici e il riposo possono senz’altro essere d’aiuto, ma a volte rimanere a letto per più di un giorno può peggiorare la situazione. Se il dolore è molto insopportabile o comunque non migliora dopo tre giorni, è necessario rivolgersi ad un medico, anche se l’apparizione del dolore fosse comparso, anche a causa di un infortunio. Il trattamento può essere molto variabile, soprattutto in base al tipo di dolore e alle cause, tuttavia per risolvere un mal di schiena, la cosa migliore che consigliano un medico, che quasi certamente chiamerà in causa un fisioterapista, fare degli esercizi che aiutano a risolvere questo problema.

Cause del mal di schiena

Nella maggior parte dei casi non è possibile individuare la causa esatta del mal di schiena, ma nei casi più frequenti, esso è il risultato di problemi muscolari o scheletrici non gravi, come distorsioni o stiramenti muscolari. Il dolore in questi casi:

  • può migliorare o peggiorare in determinate posizioni,
  • può essere avvertito più o meno a seconda di determinati movimenti,
  • può apparire in maniera improvvisa o graduale,
  • può migliorare nel giro di poche settimane al massimo.

In alcuni casi, le cause del mal di schiena possono essere più serie, ad esempio:

  • possono essere dovuti ad una protrusione discale oppure ad un’ernia del disco,
  • possono essere dovuto ad un irritazione del nervo sciatico.

In situazioni come queste, sono spesso presenti ulteriori sintomi come formicolio e debolezza muscolare, oltre al mal di schiena classico.

Esercizi da fare per il mal di schiena

Ecco qui una lista di 10 esercizi da fare quando si ha il mal di schiena:

Esercizio 1 – distensione schiena


Stare sui talloni, nella posizione iniziale, bisogna inginocchiarsi a 4 zampe, con le ginocchia all’altezza dei fianchi e le mani sotto le spalle. Non bisogna curvare eccessivamente la zona lombare. Bisogna allungare il collo, tenere le spalle indietro e non bloccare i gomiti. Dopo bisogna portare lentamente il sedere all’indietro, mantenere la curva naturale della colonna vertebrale. Poi va tenuta la posizione, fare un bel respiro profondo e tornare alla posizione di partenza. Questo esercizio va ripetuto almeno 10 volte e nel caso di dolori alle ginocchia, evitare di sedersi sui talloni. Magari aiutatevi con uno specchio per assumere la migliore posizione e non forzate, perché potreste peggiorare la situazione.
Esercizio 2 – piegamento laterale

Rollare le ginocchia, posizione di partenza, sdraiarsi sulla schiena magari mettendo un cuscino sotto la testa. Tenere le ginocchia piegate e parallele. Mantenere la parte superiore del corpo rilassata. Dopo di questo, bisogna ruotare le ginocchia da un lato, fare la stessa cosa anche con il bacino, cercando di mantenere sempre entrambe le spalle sul pavimento. Bisogna tenere la posizione applicando un bel un respiro profondo e tornare alla posizione di partenza. Anche questo esercizio, va ripetuto almeno 10 volte, alternando i lati delle ginocchia. Ovviamente il consiglio è quello estendere le gambe fino dove possibile, senza forzare. Posizionate un cuscino tra le ginocchia se ne avete bisogno per aumentare la comodità.

Esercizio 3 – stretching schiena

Estensione della schiena, posizione di partenza, sdraiarsi supini e lasciare le braccia laterali al corpo e piegare i gomiti, andando a mettere il palmo delle mani più o meno all’altezza del viso. Dopo di che, bisogna “allungare” la schiena facendo forza sulle mani, cercando di mantenere il collo ben disteso. Con questo esercizio si dovrebbe sentire una leggera estensione a livello dei muscoli addominali. Bisogna cercare di mantenere questa posizione per circa 10 secondi e ripetere l’esercizio per almeno 10 volte. Le cose da evitare sono quelle di non piegare il collo in indietro e non bisogna tenere i fianchi a terra.
Questo esercizio può essere fatto in molti modi diversi, per esempio tenendo i gomiti appoggiati o sollevandoli.
Esercizio 4 – Esercizio glutei

Lavorare sui muscoli addominali, posizione iniziale, stare sdraiati sulla schiena. In questo caso, è meglio usare un cuscino da mettere sotto la testa. Dopo di che, bisogna piegare le ginocchia e tenere i piedi dritti. Mantenere la parte superiore del corpo rilassata. Raggiunta questa posizione, applicare l’espirazione, ovvero buttare fuori l’aria e contrarre i muscoli addominali, che sono quelli che si trovano nella pancia. Cercare di mantenere i muscoli contratti per circa 15 secondi e poi tornare alla posizione di partenza.
Questo esercizio, va ripetuto almeno 5 volte. Tuttavia, questo esercizio va fatto in maniera delicata, senza forzare una contrazione eccessiva. Inoltre non bisogna assolutamente cercare di irrigidire il collo, le spalle o le gambe.
In un secondo momento si può anche cercare di adottare pure un leggero movimento delle gambe.

Esercizio 5 – Stretching schiena

Flessione, lo scopo di questo esercizio è quello di aumentare gli spazi tra i dischi vertebrali, in modo da ridurre così la pressione sui nervi, inoltre così si allungano i muscoli della schiena e dei fianchi. Con questo esercizio, vengono rafforzati anche i muscoli addominali e dei glutei, in modo da diminuire il carico sulla colonna vertebrale.
Esercizio 7 – Estensione
Estensione, con questo esercizio particolare, si estendono i muscoli andando a togliere il dolore riflesso, ovvero il dolore che può essere avvertito anche in parti del corpo differenti dalla zona di origine del problema, in questo caso la schiena. Alcuni esercizi pratici di estensione, sono il sollevamento delle gambe e del tronco. Alla base di questi esercizi, l’obiettivo è quello di mantenere aperto il canale vertebrale e di sviluppare i muscoli che sostengono la colonna vertebrale.

Per controllare tutti i consigli e il programma di esercizi posturali migliori, clicca qui <–

Esercizio 8 – Stretching
Stretching. Gli esercizi di stretching, hanno come obiettivo quello di allungare e migliorare l’estensione dei muscoli e andando a diminuire la pressione sui nervi della schiena. Lavorando con questi esercizi si riduce la rigidità della schiena e si migliora il movimento della parte inferiore della colonna vertebrale.

Esercizio 9 – Stretching lombare
Stretching da fare in piedi. Per praticare al meglio questo esercizio, la cosa migliore da fare è affacciarsi ad una finestra e appoggiate le mani sul davanzale. Dopo di che, piegare il busto facendo arretrare i piedi in modo da formare un angolo retto tra gambe e busto. Poi bisogna lasciare ovviamente i palmi delle mani appoggiati sul davanzale. Poi bisogna stendere il peso del busto cercando di trascinare il corpo verso il basso e tenere la posizione, a questo punto si dovrebbe sentire la schiena allungarsi. Una volta fatto questo, mantenere la posizione per circa 10 secondi, ritornare nella posizione iniziale e ripetere l’esercizio almeno 10 volte.

Esercizio 10 – Aerobica
Aerobica. L’esercizio aerobico è quello che porta il cuore a battere più velocemente, tenendo elevata la frequenza cardiaca per un certo lasso di tempo. Di solito in questo esercizio il cuore dovrebbe essere tenuto sotto sforzo almeno 2 ore e 30 minuti a settimana, quindi le sessioni giornaliere dovrebbero essere di almeno mezz’ora alla volta. In caso di gravi problemi alla schiena, vanno sicuramente evitati gli esercizi che richiedono improvvise e forzate torsioni e movimenti della schiena, come la danza e il canottaggio, perché questi sport, possono aumentare la pressione nei dischi sulla colonna vertebrale aumentando così il rischio di effetti gravi che invece non comporta un semplice mal di schiena.

Spondilite anchilosante: sintomi, cure e terapie per il dolore

Spondilite anchilosante: sintomi, cure e terapie per il dolore

Spondilite anchilosante e dolore alla colonna vertebrale

La spondilite anchilosante, chiamata anche spondilite, spondiloartropatia, malattia di pott è una patologia infiammatoria e cronica, che colpisce in maniera selettiva, la colonna vertebrale, a livello dorsale, lombare e qualche volta, pure nella cervicale. La spondilite in pratica è l’infiammazione che colpisce le vertebre, da cui è composta la colonna vertebrale, essa provoca dolore e limita le funzioni della schiena. La spondilite anchilosante di solito peggiora stando a riposo e migliora durante l’esercizio fisico, infatti è molto diversa dal classico mal di schiena. Se questa malattia non viene curata in maniera adeguata, si possono formare in futuro anche se molto lentamente, dei veri e propri ponti ossei che limitano in maniera irreversibile, il movimento dell’articolazione, per questo la spondilite viene definita anchilosante. La spondilite anchilosante tende a colpire quasi sempre i giovani tra i 20 e 30 anni, nella maggior parte dei casi i soggetti che ne soffrono sono i maschi. La spondilite anchilosante però non colpisce immediatamente il paziente ma ha una evoluzione molto graduale.

Essa non è una malattia molto frequente, infatti riesce a colpire meno dell’1% della popolazione. Le cause non sono facili da individuare e possono essere varie, come per tutte le malattie reumatologiche, anche se è ipotizzabile che soltanto il contributo di fattori genetici o ambientali come le comune infezioni, possano favorirne la nascita. Quindi, la spondilite anchilosante non è una patologia che viene ereditata e ad oggi non è possibile stabilire in maniera esatta quale combinazione di fattori, se i batteri o i virus, o quelli interni al nostro organismo, scatenino l’origine della patologia.

Sintomi della spondilite anchilosante e differenze con il mal di schiena

Nella spondilite anchilosante, come descritto in precedenza, i dischi della colonna vertebrale, vengono colpiti da infiammazione, comportando dei sintomi dolorosi che rendono il paziente invalidante, specialmente quanto sta a riposo. Nonostante il mal di schiena, o lombalgia che dir si voglia, è una patologia molto frequente e che ha colpito la maggior parte delle persone almeno una volta nella vita, i sintomi del paziente preso da spondilite anchilosante, sono diversi da un comune mal di schiena. Per esempio durante la spondilite anchilosante, il mal di schiena avrà degli effetti diversi rispetto ad una normale lombalgia, infatti:

  1. Il dolore alla schiena inizia ad aumentare con il passare del tempo, tuttavia è difficile stabilire quanto inizia di preciso;
  2. La durata dei sintomi dolorosi è superiore ai 3 mesi;
  3. La lombalgia aumenta il dolore durante il riposo, specie durante la notte, causando dei risvegli notturni per l’infiammazione;
  4. La lombalgia migliora con il movimento e l’attività fisica;
  5. Una volta svegliato, il paziente avrà la schiena rigida e bloccata, dopo almeno 1 ora, il paziente riuscirà a muoversi meglio;

Invece il mal di schiena comune, tende a colpire molto velocemente con delle fitte molto acute, i sintomi vengono risolti dopo pochi giorni o settimane, stando a riposo il dolore diminuisce e al contrario, aumenta facendo attività fisica. Durante la notte e al risveglio con una comune lombalgia, la schiena non darà problemi particolari come invece provoca la spondilite anchilosante. La lombalgia è quindi, quasi sempre il primo sintomo della persona affetta da spondilite anchilosante. Durante le fasi più avanzate, l’infiammazione può estendersi e risalire la colonna vertebrale ed arrivare ad interessare anche le zone dorsali e cervicali, portando in caso di avanzamento della patologia anche ad avere dell’anchilosi vertebrale. In questo caso il paziente avrà una curvatura della colonna vertebrale che renderà la schiena ad avere una “gobba” in maniera del tutto compromettente. Questo problema, colpisce molto spesso le persone anziane, quindi la cosa migliore da fare è andare o portare dal medico, la persona che ha avuto i sintomi di spondilite anchilosante in giovane età per cercare di limitare gli effetti negativi durante l’età avanzata del paziente colpito.

E’ ovvio che in quelle condizioni, la persona avrà delle difficoltà nello svolgimento di molte attività della vita quotidiana, come guidare un auto od anche rimanere seduto a lungo. Oltre al mal di schiena, il paziente colpito da spondilite anchilosante di solito presenta dei sintomi simili alla sciatalgia, ovvero infiammazione, formicolio e qualche volta una sensazione di bruciore nella zona dei fianchi e nei tratti dove si trovano i bicipiti femorali. Però a differenza di una comune sciatalgia, nei casi di spondilite anchilosante, il dolore arriva fino al ginocchio, senza estendersi per tutta la gamba e tende a colpire in modo alternato, entrambe le gambe. Questi sintomi sono del tutto caratteristici della spondilite anchilosante e per questo si riesce a differenziare dalle altre patologie simili a questa. Pure le articolazioni, dopo anni di patologia, se quest’ultima non è stata curata in modo adeguato, subiranno quasi certamente una anchilosi, ovvero si formeranno dei ponti ossei che salderanno i due capi articolari. In casi come questo non si ci saranno delle particolari alterazioni della conformazione, come invece avviene nella colonna vertebrale. Quasi il 50% delle persone affette da spondilite anchilosante presentano anche dei sintomi delle articolazioni sottostanti alla zona lombare. In modo particolare possono essere colpiti delle ossa negli arti inferiori, come le anche, le ginocchia e le caviglie, invece sono molto più rari i coinvolgimenti delle ossa degli arti superiori come i gomiti e i polsi. Se le articolazioni degli arti inferiori vengono colpite da spondilite anchilosante, tali articolazioni, verranno definite dolenti o tumefatte, con conseguente decadimento delle funzioni di quest’ultime.

Diversamente da quanto succede nelle altre patologie come l’artrite reumatoide, nella spondilite anchilosante le articolazioni non vengono risparmiate e non vengono messi in pericolo soltanto le mani e i piedi. I piedi tuttavia possono essere colpiti dal dolore a livello del calcagno o nella zona plantare, in questo caso non vengono coinvolte le articolazioni ma i tendini. La spondilite anchilosante è quindi una patologia che colpisce in maniera prevalente, le articolazioni e i tendini. Però ci sono dei casi in cui possono essere interessati anche degli organi. Nel 25% dei pazienti presi da spondilite anchilosante, si sono registrati dei dolori riguardanti la zona oculare. Ebbene, in casi come questo l’infiammazione colpisce la parte più anteriore dell’occhio, causando dolore, arrossamento dell’occhio e aumentando la sensibilità alla luce. Possono essere colpiti entrambi gli occhi ma mai allo stesso tempo.

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Se si interviene in maniera adeguata e tempestiva, il trattamento potrà permettere la possibile guarigione senza particolari conseguenze. In casi molto rari, l’infiammazione causata dalla spondilite anchilosante, può arrivare a provocare danno alla valvola cardiaca, comportando un difetto durante la fase di chiusura respiratoria. Soltanto in casi rarissimi questo problema causa ricoveri clinici al paziente. Sono altrettanto rari, i casi di interferenza sul ritmo del cuore. Nella fase più avanzata di una spondilite anchilosante non curata in maniera sufficiente, essa può essere anche la causa di una riduzione della resistenza fisica, pure per gli sforzi meno eccessivi. In questo caso, l’affannamento potrebbe essere provocato da un interessamento delle articolazioni della gabbia toracica e dei muscoli delle costole, anche qui c’è del dolore, o più raramente, da un interessamento della parte superiore dei polmoni.

Diagnosi e cure per la spondilite anchilosante

La diagnosi di spondilite anchilosante viene fatta in genere sulla base del quadro clinico, dai risultati degli esami di laboratorio e degli esami strumentali. Il reumatologo metterà in considerazione tutti e tre questi elementi e verificherà che siano in accordo con il sospetto della diagnosi. Nonostante oggi la medicina abbia fatto enormi progressi, non c’è una terapia definitiva in grado di curare la spondilite anchilosante, però ci sono delle ottime terapie per limitare la patologia e abbatterne i sintomi. L’obiettivo prioritario della terapia è quello di curare la malattia, cercare di attenuare il più possibile il dolore e diminuire la rigidità per ripristinare e mantenere la migliore postura portando ad una buona mobilità articolare. Serve senz’altro un’adeguata terapia medicinale, essa è fondamentale, perché serve togliere l’infiammazione, permettendo di levare il dolore e la rigidità della schiena. In questo modo il paziente può ritrovare delle posture corrette ed effettuare tutti i giorni degli esercizi per il recupero e il rinforzo muscolare. La terapia farmacologica consiste nell’usare farmaci antinfiammatori anti steroidei.

Nel caso di un coinvolgimento delle altre articolazioni o dei tendini, è indicato l’uso di farmaci a base di cortisone, con un uso non elevato per via orale o tramite infiltrazioni e l’utilizzo di medicine anti reumatiche tradizionali. Inoltre, alcune abitudini di vita positive possono aiutare ad influenzare nella giusta maniera lo stato di salute, come una dieta equilibrata, un riposo tranquillo ed il supporto morale da parte di familiari o di amici. Infine, l’attività fisica può essere parte integrante nella gestione di ogni programma per curare la spondilite anchilosante. Essa se praticata tutti i giorni, aiuta a mantenere una postura corretta, contribuisce a migliorare le articolazioni e svolge un’azione di recupero. E’ molto importante farsi aiutare specialmente agli inizi, dal medico e dal fisioterapista in modo di ottenere il massimo beneficio. Tramite questi programmi di riabilitazione e prendendo le dovute precauzioni per evitare delle ricadute, il paziente può tornare con il passare del tempo a svolgere una vita normale, sconfiggendo una volta per tutte questa patologia, anche se bisogna avere pazienza.

Mal di schiena  cause e rimedi per il dolore

Mal di schiena cause e rimedi per il dolore

Il mal di schiena è uno dei disturbi salutari più diffusi, che colpiscono fino all’80% delle persone, almeno una volta nella vita. Di solito la parte più colpita dal mal di schiena, è la zona lombare, ovvero la parte posteriore della schiena, però di fatto il dolore, può verificarsi in ogni punto della schiena. Il mal di schiena, è una delle più comuni conseguenze di stress e disagio nelle persone nel mondo professionale ed è una delle cause principali di assenza dal lavoro. Sia gli uomini che le donne soffrono quasi allo stesso modo di mal di schiena, che può essere diverso a seconda della persona.

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C’è chi percepisce un forte dolore e persistente ma continuo e chi invece ha delle fitte improvvise e acute che non permette alla persona colpita di fare nessun movimento. Il dolore può essere causato per un trauma dovuto ad un incidente o sollevando nella maniera sbagliata qualcosa di pesante, oppure può nascere con il passare del tempo per colpa di cambiamenti dovuti all’età che avanza della colonna vertebrale. Uno stile di vita sedentario può favorire la comparsa del mal di schiena, soprattutto quando una stile di vita molto sedentario nei giorni di lavoro, è interrotto da un eccesso di attività fisica, nel fine settimana.

Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena è acuto, ovvero dura pochi giorni o poche settimane, tende ad essere risolto in maniera spontanea trascorrendo qualche giorno di riposo assoluto e senza lasciare conseguenze alla schiena stessa. Il dolore subacuto è invece molto più lungo e di solito ha una durata che va dalle 4 alle 12 settimane. Nei casi peggiori abbiamo il dolore cronico, che è un dolore che persistente dalla durata di oltre 12 settimane o anche di più. Quest’ultimo colpisce il 20% delle persona che soffre di dolore acuto del mal di schiena e che svilupperà del dolore cronico con sintomi che durano anche più di un anno in qualche caso.

Cause del mal di schiena

Ci sono alcuni sintomi che sono dei veri e propri campanelli di allarme, su alcuni movimenti sbagliati che vengono fatti. Ecco alcuni esempi:
1. Quando ci si alza da un sedile di un auto e si avverte dolore nella parte posteriore della schiena
2. Quando si avverte dolore alla nuca, alzandosi da una sedia per prendere un oggetto
3. Mal di testa frequente, con la sensazione di avvertire un collo “pesante” o delle spalle “pesanti”
4. Quando si percepiscono delle fitte di dolore alla schiena, con uno starnuto o quando si tossisce
5. Quando si respira profondamente e si percepisce dolore alla schiena
6. Quando si portano dei pesi o si raccolgono degli oggetti da terra, si avverte una sensazione di affaticamento nella zona lombare della schiena o del dolore. Il mal di schiena è comunque un sintomo di una condizione medica, non una vera e propria patologia. Le cause che stanno alla base del sintomo possono essere di varia natura, anche se di solito le cause del dolore alla schiena sono di natura fisica, pure se lo stress emotivo può delle volte, svolgere un ruolo determinante sull’entità e sul tempo di durata del dolore. Un fisico sotto stress può essere influenzato in molti modi e può essere la causa di una dolorosa e persistente contrattura delle fasce muscolari della schiena e del collo.

Rimedi e cura per il mal di schiena

Per curare il mal di schiena bisogna ridurre il dolore il più velocemente e più a lungo possibile, per evitare che si trasformi in un problema maggiore. Per far si che venga raggiunto questo obiettivo, sono possibili diverse strategie e se per alcune cause è possibile stabilire subito una terapia, molte altre volte invece, è necessario provare di persona altre alternative per trovare la soluzione che più soddisfi il paziente.

Ecco una lista di possibili terapie da fare durante un periodo in cui si ha il mal di schiena:

  • Terapia a base di freddo e caldo. Questo è il classico rimedio usato anche dalle persone anziane, tramandando questo sistema di generazione in generazione. l’applicazione di calore può dare sollievo in qualche caso, ma quando si ha dell’infiammazione, potrebbe essere controindicato perché può provocare un peggioramento del dolore alla schiena. Di solito è consigliato applicare del ghiaccio nella zona colpita dal dolore, per il caldo è meglio aspettare il 3° o 4° giorno, con l’obiettivo di rilassare la muscolatura. La cosa migliore prima di fare questa terapia, è comunque quella di rivolgersi ad un medico.
  •  Terapia a base di farmaci antinfiammatori, antidolorifici e miorilassanti, che hanno il pregio di rilassare la muscolatura prevenendo il dolore, questo è il più usato per ogni mal di schiena.
  •  Terapia a base di esercizi fisici, individuali oppure andare da un fisioterapista, che di solito permette di dare sollievo a chi soffre di mal di schiena cronico.
  •  Farsi fare dei massaggi da un fisioterapista, di solito questi sono un ottimo aiuto per combattere il dolore.
  •  Intervento chirurgico, nei casi peggiori, cioè quando le terapie più conservative non sono state sufficienti, a volte è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

Questi sono i principali rimedi contro il mal di schiena. Tuttavia prima di prendere una qualsiasi decisione, la soluzione da prendere sempre, è quella di rivolgersi al medico, che una volta stabilita la diagnosi e la causa del dolore, prenderà sicuramente la decisione migliore del caso, stabilendo così la cura da fare per curare il mal di schiena, tenendo conto però che a volte ci vuole un po’ di tempo, per ottenere dei risultati soddisfacenti.

Che cos’è l’ernia di Schmorl e come si cura l’ernia intraspongiosa

Che cos’è l’ernia di Schmorl e come si cura l’ernia intraspongiosa

L’ernia di Schmorl è una particolare estensione della cartilagine del materiale contenuto all’interno del disco intervertebrale. Nella maggior parte dei casi, è una patologia che non comporta nulla di grave e che non determina nemmeno problemi specifici. L’ernia di Schmorl si presenta quasi sempre senza alcun sintomo, anche se a volte può presentarsi con del dolore alla schiena o alle spalle. L’ernia di Schmorl è difficile da diagnosticare, infatti di solito viene trovata mentre si stanno facendo altri esami, oppure, ma soltanto nella minor parte dei casi questa ernia porta dei problemi a chi ne viene colpito, quindi è esclusivamente necessario fare un esame diagnostico specifico, come una radiografia o una Tac per ottenere risultati migliori e fare una diagnosi definitiva.

Spiegazione dell’ernia di Schmorl e cause di essa

L’ernia di Schmorl è una patologia che colpisce i dischi intervertebrali della colonna vertebrale, a causa di sforzi troppo forti o per colpa dell’invecchiamento dei dischi o del nodulo di schmorl. Durante questa ernia, vengono formate delle protuberanze della cartilagine del materiale interno del disco intervertebrale che è contenuto all’interno appunto dell’osso del disco. Se la patologia ha colpito più di un disco allora abbiamo a che fare con la cifosi. Questa patologia come già scritto in precedenza non ha sintomi che possono allarmare il paziente a pensare di avere questa malattia, anzi molti non la conoscono nemmeno. Le ernie intraspongiose di schmorl si manifestano quando il nucleo polposo del disco intervertebrale a causa dell’invecchiamento del rivestimento del disco oppure per colpa di un trauma o di uno sforzo eccessivo, viene spinto verso la colonna vertebrale, senza però colpire nessun nervo, provocando una specie di solco che crea un’impronta, chiamata in quel caso, ernia discale intraspongiosa. La parete discale vertebrale, a volte viene rotta con facilità, provocano la lesione che è alla base di questa patologia di ernia intraspongiosa. Questo problema può anche manifestarsi pure a seguito di un trauma oppure potrebbe anche essere presente fin dalla nascita in qualche caso, tuttavia l’ernia di Schmorl, può presentarsi, ma solo in pochi casi, con del dolore alla schiena o alle spalle. Tuttavia molti pazienti si rendono conto di avere questa malattia soltanto quando vengono sottoposti ad una radiografia o ad una risonanza magnetica.

Come curare l’ernia di Schmorl

L’ernia di Schmorl molto spesso non viene curata con una terapia e alcuni medici non la prendono nemmeno in considerazione, non trattandola come una vera e propria malattia. Inoltre se viene considerata la circostanza in cui si presenta, e il fatto che il più delle volte non ha veri e propri sintomi, questo non fa altro che non presentare alcuna preoccupazione sia nel paziente che nel medico, che non di solito non trova alcun trattamento specifico per curare questa patologia. In fondo l’ernia di Schmorl non è nient’altro che un’ernia opposta rispetto alle altre ernie comuni. Essa appartiene infatti alla categoria delle ernie interne, ovvero comportano uno spostamento del disco intervertebrale verso l’interno della colonna vertebrale, esattamente dalla parte opposta alle ernie esterne, che invece comportano uno spostamento del disco intervertebrale e del suo nucleo polposo, verso l’esterno, andando così a colpire qualche nervo, di solito quello spinale, causando così un notevole dolore nella persona che viene colpita, a differenza dell’ernia di Schmorl, che è molto meno dolorosa. Si consiglia di approfondire di tutti gli esercizi utili cliccando qui

Protrusione Discale Lombare: Significato Posteriore, Mediana

Protrusione Discale Lombare: Significato Posteriore, Mediana

Protrusione discale significato

La protrusione discale è un tipo di discopatia. Si può parlare di protrusione o sporgenza discale, quando all’interno della colonna vertebrale è presente una deformazione dello strato più esterno di uno dei dischi intervertebrali, che sono delimitati dallo spazio che c’è tra un disco e l’altro. Il disco intervertebrale risulta schiacciato e fuori posizione rispetto agli altri dischi intervertebrali che invece sono sani. Una delle cause principali della protrusione discale è dovuta all’invecchiamento del corpo umano. Purtroppo con l’avanzare dell’età, i dischi intervertebrali subiscono un vero e proprio processo degenerativo, che li rende più deboli, meno elastici, predisposti ad una possibile deformazione e aumentando il rischio di una possibile rottura. I sintomi più diffusi della protrusione discale sono:

  1. Contraddistinti dal dolore in un tratto specifico della colonna vertebrale;
  2. Infiammazione, formicolio e intorpidimento lungo le gambe e i piedi;
  3. Aumenta la debolezza muscolare nelle zone colpite dal dolore e l’infiammazione;

Per avere una diagnosi corretta, è necessario svolgere un esame obiettivo, il miglior consiglio è quello di rivolgersi ad un medico che molto probabilmente ordinerà di fare una TAC o risonanza magnetica per verificare l’entità della protrusione discale subita e procedere con la dovuta terapia del caso. Infatti, per i casi meno gravi, di solito si ricorre ad una terapia conservativa per cercare di risolvere il problema in modo da non far pesare la terapia protrusione discale sul paziente, però nel caso in cui non fosse sufficiente. Soprattutto nei casi più gravi e in cui la terapia conservativa non ha avuto successo, è invece necessario un intervento chirurgico.

Che cos’è una protrusione discale e le sue cause

La protrusione discale è una patologia riguardante la colonna vertebrale, ed è caratterizzata dalla deformazione dello strato esterno di un disco o più dischi intervertebrali, quindi il disco colpito da protrusione risulta essere schiacciato e fuori posizione rispetto agli altri. La protrusione discale, fa parte delle malattie del disco intervertebrale e può essere considerata a tutti gli effetti una discopatia, come se non bastasse, molto spesso una protrusione alla schiena è “un’anticipazione” dell’ernia del disco. L’ernia del disco avviene quando avviene una fuoriuscita dal centro del disco, del materiale che si trova all’interno del disco intervertebrale. I dischi intervertebrali di un giovane, di un adulto o di una persona di mezza età sono costituiti dal 90% di liquido che è acqua. Essa permette ai dischi intervertebrali di essere elastici, di resistere alle deformazioni e di ammortizzare il peso sulla schiena.
Con il passare del tempo e il conseguente invecchiamento del nostro corpo, i dischi intervertebrali subiscono un processo di una progressiva degenerazione, che porta ad una perdita irreversibile di buona parte del liquido acquoso contenuto dentro i dischi. La perdita di acqua, da parte dei dischi intervertebrali, li rende più deboli, meno elastici, senza dimenticare che possono inclinarsi e rompersi più facilmente. La protrusione discale è quindi dovuta alla conseguenza dell’invecchiamento del corpo umano che non fa altro che indebolire i dischi intervertebrali. Inoltre altre possibili cause che portano ad una protrusione discale, sono dovute all’obesità, al fumo, all’eccessiva sedentarietà, all’eccessiva attività fisica, una possibile dieta errata e una postura sbagliata, provocando così una protrusione discale mediana. Pure un trauma può portare ad una protrusione discale, ma soltanto in caso di un infortunio dovuto ad una caduta da una grande altezza o da un incidente stradale.

Tipi di protrusione discali che possono colpire il corpo umano

La protrusioni discali multiple possono avere luogo nella cervicale, nel tratto toracico o lombare della colonna vertebrale. La protrusione discale che ha colpito un disco intervertebrale nel tratto cervicale, allora verrà chiamato “protrusione discale cervicale”. Invece la protrusione discale che interessa un disco intervertebrale nella zona toracica è chiamata “protrusione discale toracica”. La protrusione discale a livello di un disco intervertebrale della zona lombare viene chiamato con il nome di “protrusione discale lombare” o “protrusione discale posteriore”. Di solito le protrusioni discali più frequenti sono di tipo cervicale o lombare. Una protrusione discale posteriore spesso colpisce i dischi vertebrali che si trovano nel tratto lombare e che vengono chiamati l4 e l5. La protrusione discale lombare si ha come caratteristica la compressione dei nervi spinali del tratto lombare. Il dolore si ha alla zona lombare della schiena e viene chiamata comunemente “lombalgia”, con conseguente dolore ai fianchi, alle gambe, intorpidimento degli arti inferiori, formicolio e debolezza muscolare con dolore che può estendersi fino ai piedi. Puoi trovare gli esercizi che consiglio per chi ha questa patologia, cliccando qui.

Terapie per curare le protrusioni discali

Le terapie per curare le protrusioni discali possono differenziarsi in due modi a seconda delle esigenze del paziente. Nei casi più lievi, i trattamenti che consigliano i medici sono quelli di ricorrere alla fisioterapia, ovvero questo trattamento consiste in esercizi di rinforzo muscolare della schiena, esercizi di allungamento dei muscoli posteriori, aumento della flessibilità della colonna vertebrale ecc. Oppure si può ricorrere a delle cure farmacologiche. Di solito le medicine più usate durante una protrusione discale l4 l5 per esempio, sono antidolorifici, antinfiammatori e altre medicine a base di cortisone. Per avere dei buoni risultati con il trattamento conservativo, il paziente dovrà seguire con cura questo trattamento, iniziando a sentirsi meglio dopo 1 mese dall’inizio del trattamento. Se tutto questo non funziona, non rimane che ricorrere ad un intervento chirurgico che prevede la rimozione del disco intervertebrale che è fuoriuscito o che è danneggiato. Esso viene sostituito con una sorta di protesi.