Chinesiterapia e Kinesiterapia: Cervicale, Passiva, Esercizi In Acqua

Chinesiterapia e Kinesiterapia: Cervicale, Passiva, Esercizi In Acqua

La chinesiterapia è definita una terapia alternativa che agisce nel recupero delle funzionalità motorie delle articolazioni e dei muscoli del corpo umano.

Cos’è la Chinesiterapia? Significato e origine

L’origine del nome chinesiterapia è esplicativo: “kinésis” in greco significa movimento, mentre “therapeía” sta per cura. In senso letterale si può quindi definire una terapia del movimento ossia una terapia che mira al recupero di un movimento elastico può essere anche associata ad un dolore lombare ampio e privo di difficoltà o dolore attraverso un rafforzamento del tono e della massa muscolare oltre che di tecniche che agiscono sul miglioramento del movimento articolare stesso. Il movimento diviene sia l’obiettivo di cura che la cura stessa: si stimola il corpo perché ripristini le funzionalità motorie temporaneamente perdute o molto limitate
.

Inoltre, la kinesiterapia è anche utilizzata in ambito sportivo in molte strutture di medicina sportiva, perché anche gli atleti che hanno subito dei traumi possono beneficiarne. Questa terapia è stata largamente utilizzata a partire dal XX secolo, ma sembra sia stata conosciuta sin dai tempi degli antichi Greci. La chinesiterapia, come altri trattamenti naturali, agisce secondo un principio base: curare il corpo rispettando i suoi tempi e modalità, stimolandone la guarigione con esercizi e tecniche specifiche.

Chinesiterapia Cervicale la più diffusa

La chinesiterapia cervicale che può accadere ai pazienti di tutte le età che devono riallenare le articolazioni e i muscoli in seguito ad eventi che hanno immobilizzato in modo totale o parziale un arto, che hanno difficoltà nel movimento a causa di patologie o dolore, che vivono una scarsa flessibilità e forza muscolare.

chinesiterapia cervicale

Se abbiamo subito un trauma (per esempio durante un evento sportivo) o abbiamo fatto un incidente e siamo stati costretti a portare un gesso per molti mesi o a non muovere una gamba perché ci siamo lussati una caviglia, questa immobilizzazione più o meno prolungata può essere la causa di una ridotta mobilità articolare che la chinesiterapia, con gli esercizi, ci può aiutare in breve tempo a ripristinare.

Ci sono anche delle patologie come quella reumatica, che provocano dolore oltre a una scarsa mobilità articolare a causa di infiammazioni croniche. Anche nei casi di patologie che coinvolgono il sistema nervoso, gli esercizi che effettueremo in un trattamento di chinesiterapia, prima con l’assistenza di un terapista poi in autonomia, potranno se non eliminare del tutto le cause della patologia, allievare i sintomi e il dolore permettendoci di vivere al meglio la vita di tutti i giorni. Un altro esempio di trattamento efficace della chinesiterapia è per esempio nel caso si soffra di dolori alla cervicale, un disturbo, per chi ne soffre, particolarmente doloroso.

Principalmente la chinesiterapia cervicale è una terapia manuale che viene svolta attraverso degli esercizi con l’assistenza di un terapista specializzato in tutte quelle situazioni in cui vengono coinvolti muscoli e articolazioni.

Chinesiterapia: Esercizi Utili Per il Corpo

Ogni seduta dura dai 30 ai 60 minuti circa e solitamente vengono richieste da una a due o tre sedute a settimana. Tutto dipende dal programma che si stabilisce in base alla gravità del problema e al tempo di recupero necessario.

chinesiterapia esercizi

Il trattamento di riabilitazione attraversa diverse fasi chiamate passiva, attiva assistita e attiva pura. Queste fasi si caratterizzano per il tipo di esercizi che il paziente deve effettuare. Nel caso della seduta con trattamento passivo, è il terapista che opera sul paziente effettuando delle manovre specifiche e quindi esercitando delle tecniche in cui il paziente non ha alcun ruolo, se non quello di collaborare favorendo il movimento.

Ricapitolando
Solitamente questo tipo di seduta riguarda la parte iniziale del trattamento, quando si è appena iniziato a lavorare con la riduzione o immobilizzazione motoria. Nel caso della seduta attiva assistita gli esercizi prevedono una collaborazione del paziente mentre il terapista guida i movimenti e il ritmo. Nella seduta attiva pura, infine, è il paziente a svolgere gli esercizi raggiungendo una completa autonomia.

La seduta attiva riguarda invece uno stadio avanzato del trattamento, quando il paziente ha recuperato del tutto o in parte la possibilità di movimento. Spesso il terapista, anche per velocizzare i risultati ottenibili, assegna degli esercizi al paziente da svolgere a casa. Una volta raggiunta una certa autonomia di movimento, le sedute potranno diminuire perché il paziente sarà in grado di svolgere gli esercizi anche in autonomia a casa.

La kinesiterapia posturale a cosa può essere utile?

Come già spiegato la kinesiterpia è la stessa cosa di chinesiterapia nessuna differenze fra loro, e difatti il loro utilizzo è molto frequente specialmente su queste patologie:

  • Raggiungere nuovamente una mobilità articolare normale dopo traumi muscolari, articolari o del sistema nervoso.
  • Lussazioni e distorsioni.
  • Lesioni dei tendini e fratture ossee.
  • Per la cervicale e i dolori nella zona del collo.
  • Patologie degenerative dei muscoli, del tessuto nervoso, delle articolazioni, come per esempio artrite reumatoide.
  • Patologie neuromuscolari.
  • Riuscire a diminuire la rigidità dei muscoli.
  • Rafforzare il tono e la massa muscolare.
  • In ambito sportivo, per un programma di riatletizzazione
  • Indebolimento muscolare dovuto a una immobilizzazione prolungata come per esempio dopo ingessature o interventi chirurgici.

Il terapista di kinesiterpia opera attraversamento un trattamento di tipo manuale che prevede il movimento dell’articolazione oggetto del trattamento. Gli esercizi devono essere calibrati cercando di mantenere un equilibrio tra il movimento possibile, ovvero l’ampiezza del movimento che l’articolazione riesce a raggiungere in uno stato di benessere fisico, e il movimento fisiologico, ovvero l’ampiezza di movimento che invece riesce a fare nello stato clinico presente del paziente.

Attraverso un percorso personalizzato, la chinesiterapia rende possibile un recupero totale o parziale del movimento. Importante, in questo tipo di pratica medica, è la collaborazione con il paziente. Se normalmente siamo abituati a terapie dove basta che ingeriamo un farmaco per vederne gli effetti senza la consapevolezza da parte nostra del processo che si sta svolgendo nell’organismo, qui il trattamento è totalmente diverso.

Il terapista pratica delle tecniche che, perché siano efficaci, devono essere almeno accompagnate da una collaborazione passiva. Capita infatti che, anche inconsciamente, il paziente affetto da immobilità, irrigidisca ulteriormente l’arto, provocando una contrapposizione a livello fisico che posticipa il successo del trattamento. L’atteggiamento migliore sarebbe invece quello del rilascio muscolare, che favorisce il movimento.

La kinesiterpiasi è detraibile nel 730?

Certo che si, così come tutte le tue spese mediche puoi sempre recuperare il 19% del prezzo della seduta di kinesiterpia.

Chi sono le figure che possono operare nel campo della chinesiterapia come terapisti? In modo particolare il chinesiologo e il fisioterapista ma, tra coloro che effettuano i trattamenti, potremmo anche trovare un osteopata, un fisiatra o altri esperti di medicine alternative. Il percorso di studi di un chinesiologo è quello della laurea in scienze motorie con indirizzo in discipline riabilitative funzionali.

l fisioterapista è laureato in fisioterapia e ha superato un esame di stato che lo abilita alla professione sanitaria. Un fisioterapista deve essere in grado di valutare la condizione del paziente ma non rilascia alcuna diagnosi medica, la sua valutazione riguarda esclusivamente l’ambito delle proprie competenze: potrà formulare una diagnosi funzionale al trattamento da intraprendere per conseguire il massimo della riabilitazione possibile.

I fisioterapisti che, in modo particolare, applicano la chinesiterapia si devono essere specializzati nell’ambito del riadattamento motorio e del recupero della mobilità articolare. Essere un fisioterapista non dà infatti la garanzia di conoscere le tecniche e gli strumenti della chinesiterapia. Se desideriamo intraprendere appieno un trattamento nell’ambito di questa disciplina, il fisioterapista che cerchiamo si deve essere specializzato in questo metodo di cura.

Cerotti per kinesiterapia

La chinesiterapia può essere affiancata da altre terapie, sempre da utilizzare con i cerotti per kinesiterapia, e sono:

  • la massoterapia,
  • la tecarterapia,
  • la termoterapia
  • l’elettroterapia.

Ogni trattamento utilizza delle tecniche per una medicina riabilitativa e preventiva: la termoterapia, ad esempio, si basa sull’utilizzo del calore, l’elettroterapia sull’utilizzo dell’elettrostimolatore, la tecarterapia sul campo elettromagnetico. La massoterapia è il trattamento che più viene associato alla chinesiterapia perché consiste in dei massaggi che migliorano la situazione a livello muscolare e articolare. In caso, per esempio, di forti dolori muscolari, i massaggi eseguiti in massoterapia tendono a diminuire tensioni, affaticamenti muscolari, provocando uno stato di rilassamento generale dell’organismo.

 Non è un semplice massaggio ma si tratta dell’utilizzo di manovre operate sul corpo del paziente. Durante un trattamento di chinesiterapia, la massoterapia potrebbe essere utile al paziente per lenire eventuali dolori muscolari e articolari. 

Kinesiterapia caviglia come cervicale

Per prenotare delle sedute di chinesiterapia per la caviglia o cervicale ci si può rivolgere a un centro clinico convenzionato con il sistema sanitario nazionale oppure un centro clinico privato. Se si ha difficoltà a raggiungere il centro clinico, si può richiedere la terapia domiciliare ma ricorda che se il dolore alla caviglia è troppo forte potrebbe essere un problema di periostite tibiale che si può essere trattata con la Kinesiterapia ma consiglio sempre di rilevare attentamente l’entità del problema. . Alcuni prediligono i centri clinici privati, rispetto a quelli convenzionati, perché reputati migliori con applicazioni di tecniche più efficaci, ma questo può essere vero o meno, dipende dal singolo caso, non possiamo generalizzare.

Per fare una scelta ponderata e il più possibile adatta alle nostre esigenze si dovrebbero contattare entrambe le strutture cliniche che ci interessano. La decisione dovrebbe essere presa solo dopo aver consultato un professionista che, dopo una attenta valutazione del nostro caso, ci proporrà un programma di trattamento e il suo relativo costo. Anche se in rete circolano molti video o indicazioni su quali esercizi eseguire e come, rivolgersi a un medico competente è la scelta migliore.

Attraverso il fai-da-te potremmo, nel migliore dei casi, non avere alcun risultato, nel peggiore, procurarci da soli qualche danno andando a muovere in modo errato e ripetuto una zona già traumatizzata. Consigliamo quindi di rivolgersi sempre a un terapista che ha esperienza: la chinesiterapia è sì definita una terapia alternativa, ma è un trattamento a tutti gli effetti efficace, se praticato in modo corretto.

Dolore Lombare: Destro e Sinistro, Dolore Zona Lombare

Dolore Lombare: Destro e Sinistro, Dolore Zona Lombare

Sono piuttosto frequenti il dolore lombare destro o sinistro su qualsiasi persona tendenzialmente ne soffre almeno una volta nella vita. Colpiscono la zona lombare della schiena ed è catalogato tra i disturbi muscolari scheletrici.

Il dolore alla zona lombare può presentarsi in molte forme. Per esempio ci sono persone che quasi tutte le mattine ne soffrono e altre che invece, lo vivono come un episodio occasionale però senza un’apparente causa.

Una causa piuttosto comune comunque resta quella di fare involontariamente una serie di movimenti sbagliati prolungati nel tempo. Chi pratica determinati sport infatti può essere più a rischio di soffrirne, così come chi svolge il classico lavoro da scrivania.

Dolore Zona Lombare: 12 Esempi di dolore lombare

Alcune volte le cause del mal di schiena lombare sono piuttosto evidenti soprattutto a livello di un dolore lombo sacrale. Per esempio un movimento improvviso e sbagliato può provocare facilmente la venuta di un ernia del disco. Altre volte invece, il medico stesso ha difficoltà a capire il perché e si limita a prescrivere medicinali e offrire consigli per la gestione del dolore. Tuttavia sono state riconosciute alcune delle possibili cause e le andiamo ad analizzare qui di seguito.

  • Comportamenti posturali errati: assumere tutti i giorni e per tante ore posture scorrette porta ai dolori lombari. I più soggetti a soffrirne sono quelli che, per lavoro o per altri motivi, passano tante ore o seduti o in piedi.
  • Infortunio dei muscoli: è sicuramente la causa più comune del dolore alla schiena. Può essere provocato da uno strappo o da uno stiramento, da una contrattura, da una tensione eccessiva.
  • Sforzi esagerati: tra gli infortuni muscolari però bisogna riconoscere che gli sforzi esagerati della schiena sono normalmente all’origine del dolore lombare.
  • Ernia al disco: E’ la rottura di un disco vertebrale e porta alla fuoriuscita del materiale discale, il quale comprime i nervi circostanti della colonna vertebrale. Tra i sintomi vi è il dolore lombare. Può essere acuto e intenso.
  • Protrusione: Si tratta della discopatia più comune, ed è in pratica la fuoriuscita del disco dallo spazio naturale. Causa ovviamente un dolore forte che può irradiarsi fino al nervo sciatico e colpisce la zona lombare alcune volte. Per diagnosticarla occorre una risonanza magnetica.
  • Contrattura muscolare: se colpisce il quadrato dei lombi, i muscoli dei glutei o quelli paravertebrali può manifestarsi una certa difficoltà di movimento e questo porta anche un dolore più o meno intenso della schiena.
  • Disturbi del tessuto connettivo: sono piuttosto frequenti e in sostanza si tratta di un malfunzionamento miofasciale. In questi casi il dolore può presentarsi in uno specifico punto come la zona lombare della schiena, però può avere origini in altre aree del corpo.
  • Deficit muscolari: un deficit di specifici muscoli può portare al malfunzionamento del tratto lombare con il conseguente dolore.
  • Altre malattie: sono le cause meno comuni, però comunque un dolore lombare può anche essere sintomo di un malfunzionamento dei reni, oppure della presenza di ulcere nello stomaco o nel duodeno, un aneurisma dell’aorta addominale, problemi ginecologici (come l’endometriosi per esempio).
  • Frattura vertebrale: è la conseguenza per esempio di una caduta, oppure di microtraumi ripetuti.
  • Tumori vertebrali: può essere una causa, anche se molto meno frequente delle altre, dei dolori lombari. Rientrano tra i tumori ossei.
  • Sciatica: è l’infiammazione del nervo sciatico causato dalla compressione delle radici del nervo.
  • Gravidanza: la gravidanza per quanto sia un periodo sicuramente bellissimo per la futura mamma, resta comunque la causa di molti disturbi per le donne, tra cui il dolore lombare. In questo caso le modificazioni ormonali e il peso maggiore dovuto alla presenza del bambino sovraccarica la zona lombare provocando dolore.

Dolore lombare destro sintomi

Il dolore lombare stesso è un sintomo di una possibile lombosciatalgia, però può comparire associato ad altri sintomi che non vanno sottovalutati. Alcuni di questi devono infatti chiamare l’attenzione e spingerci eventualmente a contattare il medico per delle analisi più approfondite.

Dolore zona lombare

Chi soffre di questo dolore nella zona lombare della schiena spesso vive episodi ripetuti di rigidità locale. Ugualmente si possono presentare formicolii più o meno estesi, fino a colpire anche coscia, gamba e piede. Vi è una certa difficoltà di movimento a causa del dolore stesso. Una persona può arrivare, anche se in occasioni davvero rare, a perdere il controllo dello sfintere anale o di quello vescicolare.

Insieme al dolore lombare può presentarsi anche un aumento di temperatura, ma in questo caso, occorre senza dubbio contattare il medico perché significa che la causa è un’infezione in corso che colpisce la colonna vertebrale.

Dolore lombare sinistro

Il dolore lombare sinistro è uno dei disturbi salutari più diffusi, che colpiscono fino all’80% delle persone, almeno una volta nella vita. Di solito la parte più colpita dal mal di schiena, è la zona lombare appunto, ovvero la parte posteriore della schiena, però di fatto il dolore, può verificarsi in ogni punto della schiena.

Il dolore lombare, è una delle più comuni conseguenze di stress e disagio nelle persone nel mondo professionale ed è una delle cause principali di assenza dal lavoro. Sia gli uomini che le donne soffrono quasi allo stesso modo di mal di schiena, che può essere diverso a seconda della persona.

C’è chi percepisce un forte dolore e persistente ma continuo e chi invece ha delle fitte improvvise e acute che non permette alla persona colpita di fare nessun movimento. Il dolore può essere causato per un trauma dovuto ad un incidente o sollevando nella maniera sbagliata qualcosa di pesante, oppure può nascere con il passare del tempo per colpa di cambiamenti dovuti all’età che avanza della colonna vertebrale.

Uno stile di vita sedentario può favorire la comparsa del dolore lombare, soprattutto quando una stile di vita molto sedentario nei giorni di lavoro, è interrotto da un eccesso di attività fisica, nel fine settimana.

Dolore lombare cause possibili

Ci sono alcuni sintomi che sono dei veri e propri campanelli di allarme, su alcuni movimenti sbagliati che vengono fatti. Ecco alcuni esempi di possibile cause del dolore lombare:

  • Quando ci si alza da un sedile di un auto e si avverte dolore nella parte posteriore della schiena
  • Quando si avverte dolore alla nuca, alzandosi da una sedia per prendere un oggetto
  • Mal di testa frequente, con la sensazione di avvertire un collo “pesante” o delle spalle “pesanti”
  • Quando si percepiscono delle fitte di dolore alla schiena, con uno starnuto o quando si tossisce
  • Quando si respira profondamente e si percepisce dolore alla schiena
  • Quando si portano dei pesi o si raccolgono degli oggetti da terra, si avverte una sensazione di affaticamento nella zona lombare della schiena o del dolore

Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena è acuto, ovvero dura pochi giorni o poche settimane, tende ad essere risolto in maniera spontanea trascorrendo qualche giorno di riposo assoluto e senza lasciare conseguenze alla schiena stessa. Il dolore subacuto è invece molto più lungo e di solito ha una durata che va dalle 4 alle 12 settimane. Nei casi peggiori abbiamo il dolore cronico, che è un dolore che persistente dalla durata di oltre 12 settimane o anche di più. Quest’ultimo colpisce il 20% delle persona che soffre di dolore acuto del mal di schiena e che svilupperà del dolore cronico con sintomi che durano anche più di un anno in qualche caso.

Il mal di schiena è comunque un sintomo di una condizione medica, non una vera e propria patologia. Le cause che stanno alla base del sintomo possono essere di varia natura, anche se di solito le cause del dolore alla schiena sono di natura fisica, pure se lo stress emotivo può delle volte, svolgere un ruolo determinante sull’entità e sul tempo di durata del dolore. Un fisico sotto stress può essere influenzato in molti modi e può essere la causa di una dolorosa e persistente contrattura delle fasce muscolari della schiena e del collo.

Dolore lombare rimedi ed esercizi

Non vi è una tabella da seguire per rimuovere il dolore lombare sinistro o destro che sia, tuttavia ci sono dei remidi per stare meglio con il dolore nella zona lombare. Ecco alcuni consigli e rimedi:

  • Terapia a base di freddo e caldo. Questo è il classico rimedio usato anche dalle persone anziane, tramandando questo sistema di generazione in generazione. l’applicazione di calore può dare sollievo in qualche caso, ma quando si ha dell’infiammazione, potrebbe essere controindicato perché può provocare un peggioramento del dolore alla schiena. Di solito è consigliato applicare del ghiaccio nella zona colpita dal dolore, per il caldo è meglio aspettare il 3° o 4° giorno, con l’obiettivo di rilassare la muscolatura. La cosa migliore prima di fare questa terapia, è comunque quella di rivolgersi ad un medico.
  •  Terapia a base di farmaci antinfiammatori, antidolorifici e miorilassanti, che hanno il pregio di rilassare la muscolatura prevenendo il dolore, questo è il più usato per ogni mal di schiena.
  •  Terapia a base di esercizi fisici, individuali oppure andare da un fisioterapista, che di solito permette di dare sollievo a chi soffre di mal di schiena cronico.
  •  Farsi fare dei massaggi da un fisioterapista, di solito questi sono un ottimo aiuto per combattere il dolore.
  •  Intervento chirurgico, nei casi peggiori, cioè quando le terapie più conservative non sono state sufficienti, a volte è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

Prenditi cura della schiena e regione lombare

Dolore lombare rimedi e cause

Per curare il dolore lombare bisogna ridurre il dolore il più velocemente e più a lungo possibile, per evitare che si trasformi in un problema maggiore. Per far si che venga raggiunto questo obiettivo, sono possibili diverse strategie e se per alcune cause è possibile stabilire subito una terapia, molte altre volte invece, è necessario provare di persona altre alternative per trovare la soluzione che più soddisfi il paziente.

Complicazioni del dolore zona lombare

La complicazione principale del dolore nella zona lombare è la difficoltà a muoversi. Il dolore infatti può essere tanto intenso da impedire alla persona di eseguire i normali movimenti, seppur minimi e banali come alzarsi dalla sedia. Questo aumenta senza dubbio il malumore e la depressione, almeno in quei casi dove i dolori lombari sono quasi sempre presenti e non si tratta solo di occasioni sporadiche.

Vi sono alcuni casi poi dove è importante contattare il medico. Da una parte è vero che le complicazioni di questo sintomo sono più che altro legate all’impossibilità di muoversi normalmente a causa del dolore, e questo non porta alla comparsa di patologie. C’è però da ricordare che, seppur raramente, è il dolore lombare a parlarci di possibili malattie all’origine di tutto.

Occorre perciò chiamare il medico in alcuni casi, per richiedere ulteriori approfondimenti e valutare così il proprio stato di salute.

Se per esempio vi è una perdita di peso ingiustificata insieme al dolore, può esserci una neoplasia in corso, quasi sempre a livello della struttura ossea visto la presenza dei dolori alla schiena. Oppure se la persona perde il controllo dello sfintere anale e viscerale perché la causa può essere neurologica ed occorre fare ulteriori approfondimenti.

Dolore fascia lombare consigliata

O ancora nel caso che i dolori lombari si presentano insieme all’aumento della temperatura corporea. Questo perché la febbre è sempre indice di un’infezione in corso e questa può essere più o meno grave. Infine è bene chiamare il medico anche quando il dolore nonostante il periodo di riposo forzato, non accenna a diminuire.

Questo perché può essere campanello d’allarme di un infortunio muscolare ed è bene che il medico faccia la diagnosi per essere poi eventualmente indirizzati verso un fisioterapista.

 

 

Stabilizzazione Colonna Vertebrale: Invalidità, Dolore, Ginnastica

Stabilizzazione Colonna Vertebrale: Invalidità, Dolore, Ginnastica

Un intervento apparentemente complicato come la stabilizzazione vertebrale, che può semplificare la vita di chi soffre di dolori legati alla schiena.

Rimozione stabilizzazione vertebrale

La stabilizzazione vertebrale è un vero e proprio intervento chirurgico dedicato all’unione di due vertebre tramite l’utilizzo di viti e barre. Questo tipo di operazione viene effettuata in seguito a traumi, schiacciamenti delle vertebre e molte altre patologie legate alla colonna vertebrale. In questa mini guida rispondiamo quindi ad alcune domande comuni legate alla stabilizzazione vertebrale, ed indaghiamo meglio la  tipologia di intervento che andrete a fare  se state per sottoporvi ad una operazione simile.

Ma non temete, dopo un primo tentennamento e venuti a conoscenza dei rischi e dei vantaggi di questa operazione, non avrete alcuni dubbio sull’idea di operarvi.

Durata intervento stabilizzazione vertebrale

Un intervento di stabilizzazione vertebrale è consigliato in tutte quelle situazioni di particolare difficoltà motoria e dolore legati a patologie della colonna. Nello specifico parliamo di particolari affezioni tra cui Spondilolistesi malformative, Spondilolistesi degenerative, Spondilolistesi traumatiche ed ernie al disco o compressioni delle strutture nervose. Queste patologie che possono presentarsi in seguito a traumi, incidenti, posture scorrette e affaticamento sul posto di lavoro, sono risolvibili in quota parte con un intervento di stabilizzazione vertebrale.

Questa tipologia di intervento chirurgico non è però propriamente consigliato a tutti, se non altro perché vi sono degli elementi che concorrono a render possibile l’intervento. Tra questi l’avanzata età di un papabile paziente, ed ancora la presenza di patologie che impedirebbero la sedazione e l’eventuale incisione cutanea.

Quale riabilitazione dopo intervento di stabilizzazione vertebrale

I tempi variabili da persona a persona ma la riabilitazione dopo intervento di stabilizzazione della collona vertebrale sono variabili. Attraverso una prima incisione infatti, viene inserita tra una e l’altra vertebra prescelte della colonna vertebrale, viti e barre in grado di bloccare la colonna rendendola a tutti gli effetti libera da eventuali schiacciamenti. L’intervento viene eseguito in  anestesia generale  dopo aver effettuato tutti i dovuti controlli di routine.

Prima di entrare in sala operatoria il paziente viene sottoposto a tutta una serie di domande e di controlli preparatori, portato in sala operatoria sottoposto ad anestesia generale ed operato. Il risveglio richiederà una convalescenza nel letto di almeno ventiquattro ore.

Tempi di recupero dopo stabilizzazione vertebrale

Una volta eseguita l’operazione, che normalmente richiede un intervento chirurgico che ha pur sempre una sua delicata importanza, la degenza in ospedale varia fino ad un totale di cinque giorni, senza controindicazioni o problemi in seguito all’intervento. Una volta tornati nelle proprie dimore, il periodo di convalescenza vero e proprio durerà un paio di settimane, con un lento inizio di ripresa motoria grazie ad un costante allenamento ed opera di fisioterapia per almeno cinque mesi successivi all’intervento di stabilizzazione vertebrale. Insomma non proprio una passeggiata.

Eppure se si è arrivati all’idea di dover ricorrere ai bisturi per risolvere un gravoso problema della colonna vertebrale, forse il gioco varrà decisamente la candela. La colonna vertebrale rimessa in sesto e nella posizione originaria dall’inserimento di viti e barre tra le vertebre, riacquisirà la capacità di reggere il peso del corpo alleggerendo il dolore provocato dalle patologie pregresse.

Per questo motivo è ben consigliabile lasciarsi visitare da un ortopedico chirurgo e successivamente all’intervento lasciarsi guidare anche da un buon fisioterapista. La capacità di camminare o almeno di reggersi in piedi sarà infatti riacquista dopo poche settimane, circa due dall’intervento di stabilizzazione vertebrale. Per ottenere però un buon riscontro ed un successo totale dovrete lasciarvi aiutare in un percorso di fisioterapia ad hoc.

Stabilizzazione colonna vertebrale invalidità di quanto?

Così come per l’ernia del disco, è possibile riconoscere un invalidità di stabilizzazione della colonna vertebrale. E’ bene però notare che quando si parla di invalidità ogni caso fa caso a se, ovvero non c’è una vera e propria tabella per la stabilizzazione vertebrale o punteggio invalidità ma dipende, come ripetiamo da caso a caso. E’ comunque vero che ci sono molte persone che hanno preso fino a 40 punti invalidità causa stabilizzazione della colonna vertebrale, post intervento.

Alcune controindicazioni legate alla stabilizzazione vertebrale sono dettate soprattutto dagli effetti indesiderati di una operazione che comunque resta particolarmente delicata. Ma non per questo la si sconsiglia, in alcuni casi diventa addirittura salvifica per poter continuare a camminare. C’è da preventivare che è possibile avere dolore dopo stabilizzazione vertebrale, si consiglia in tal caso a chiedere subito al medico che vi ha operato.

Ma vediamo insieme le controindicazioni che possono emergere dopo un intervento di stabilizzazione vertebrale che ricordiamo non essere minimamente connesso con il bulging discale: tra i rischi maggiori potrebbe essere una eventuale infezione post operatoria con formazione di elementi tipo fistole o anche di lividi ed ematomi dolorosi ma di labile durata; difficoltà motorie nei movimenti ed un rallentamento della mobilità; effetti indesiderati di anestesie legati ad eventuali difficoltà dell’apparato respiratorio.

Complicazioni chirurgiche che possono eventualmente includere anche il bisogno di ritornare in sala operatoria con successivo reinserimento di viti e barre per riposizionare la colonna. Ma sono casi che possono contarsi in minime percentuali e che sostanzialmente non catalogano questo tipo di intervento chirurgico alla schiena per patologie quali ernie, come pericoloso.

Dolore dopo stabilizzazione vertebrale, una possibile causa

Un intervento di stabilizzazione vertebrale comporta come abbiamo già anticipato qualche problema a livello di dolori e di post operatorio così anche come può succedere nello schiacciamento delle vertebre. Questo come è normale che sia avviene anche in altre tipologie di intervento chirurgico e poiché ad esser interessata in questo caso è la schiena, il dolore potrebbe protrarsi per diversi giorni.

Durata intervento stabilizzazione vertebrale

La durata dell’intervento dipende da molti fattori, uno dei quali può essere il numero delle vertebre che uno deve andare a stabilizzare e operare. Ciò viene normalmente evitato con la somministrazione di antidolorifici ad hoc per placare il dolore. Dopo il rientro a casa nel post operatorio, vi sarà la possibilità di combattere con qualche livido o ematoma dovuto all’operazione ed una lenta ripresa della capacità di deambulare potrebbe intaccare anche la componente psicologica del paziente. Niente a cui però non si è preparati ad affrontare se si pensa notevolmente alla conduzione di partenza, pre operatoria. Anche nel rientro a casa avrete comunque la possibilità di prendere antidolorifici ad hoc per evitare di sentire troppo dolore.

Ci sono delle controindicazione per stabilizzazione vertebrale?

Un intervento come quello di stabilizzazione vertebrale resta quindi indicato se il paziente soffre di patologie della colonna vertebrale ed è stato vittima di incidenti sul lavoro, affaticamenti della zona lombare, ernie compresse e tutte quelle patologie legate alla colonna vertebrale che, con l’avanzare dell’età possono davvero divenire invalidanti. Le controindicazioni per stabilizzazione vertebrale ci sono perchè bisogna sempre considerare che si sta parlando di un intervento a tutti gli effetti. Ecco alcune delle controindicazioni:

  •  Possibilità di ricaduta;
  • Possibilità di dolore anche post intervento di stabilizzazione vertebrale;
  • Possibilità di non risoluzione e forte dolore dopo stabilizzazione vertebrale;

Questo tipo di operazione viene eseguita da un medico chirurgo ortopedico specializzato nella colonna vertebrale a dimostrazione del fatto che alcune operazioni non sono assolutamente da considerarsi semplici o leggere. Rivolgersi ad un professionista resta infatti il primo passo per una pronta, efficace e sicura guarigione delle patologia della colonna vertebrale. Grazie anche ad un intervento come quello di stabilizzazione vertebrale.

Ginnastica post stabilizzazione vertebrale

E’ possibile fare ginnastica? E’ consigliato? Dipende da paziente a paziente, non si può generalizzare. Certo è che bisogna vedere la gravità dell’operazione e come è andata il post operazione di stabilizzazione della colonna vertebrale. E’ sempre comunque consigliato chiedere al proprio medico curante se è possibile fare degli esercizi specifici come la rieducazione posturale o esercizi di ginnastica di qualsiasi genere in caso il problema sia stato risolto definitivamente.

 

 

Farmaco Asa 100 mg: Indicazioni e Compresse

Farmaco Asa 100 mg: Indicazioni e Compresse

Noto con il termine commerciale di Aspirina, l’Asa 100 mg è un farmaco ben noto da tantissimo tempo e può essere definito il reale precursore dei FANS. In questo articolo proveremo a conoscere meglio questo composto, alla luce del suo utilizzo e di tutte le sue caratteristiche.

Farmaco Asa 100 mg a cosa serve e la sua storia

Asa sta per Acido AcetilSalicilico, il suo utilizzo risale al diciannovesimo secolo. In quel periodo, infatti, si comprese che dalla corteccia di alberi quali pioppi e salici, era possibile ricavare l’estratto di salicina, l’antecedente generativo dell’acido salicilico. Se facciamo ancora un passo indietro, scopriamo che quello che oggi è commercializzato come Asa 100 mg, già nel primo secolo A.C. era stato scoperto da Ippocrate come un potente antidolorifico.

A partire dal 1800, gli studiosi dell’epoca iniziarono a sperimentare e a studiare le proprietà dei salicilati fino ad arrivare a sintetizzare il moderno acido acetilsalicilico, che vede i suoi primi utilizzi solo nel 1899.

L’acido acetilsalicilico, proprio quello contenuto nelle compresse di ASA 100 mg, si definisce un acido organico, giacché è un acido a rapidissimo assorbimento dal nostro sistema gastro-intestinale. Dopo circa una o due ore, infatti, l’ASA 100 mg raggiunge il suo picco di concentrazione.

Asa 100 mg al giorno fogliettoillustrativo

L’Asa, come gran parte dei farmaci FANS, ha un meccanismo d’azione molto particolare. Proviamo a conoscerlo insieme. L’acido acetisalicilico, infatti, ha lo scopo di inibire la sintesi delle prostaglandine, le quali a loro volta rappresentano contenuti derivati presenti naturalmente negli acidi grassi.

Le prostaglandine, infatti, trovano la loro produzione nei tessuti di origine animale, proprio a partire dagli acidi grassi polinsaturi. Nel genere umano, l’acido grasso prevalente è l’acido arachidonico, la cui derivazione risiede nell’acido linolenico che assumiamo attraverso la nostra alimentazione.

I FANS hanno l’arduo compito di bloccare la sintesi delle prostaglandine, naturalmente all’origine di gran parte dei processi infiammatori.

Utilizzi acido acetilsalicilico 100 mg

Come precedentemente detto, l’ASA 100 mG è un farmaco precursore dei FANS. Le sue funzioni, pertanto, sono di tre tipi: antinfiammatorio, antidolorifico ed antipiretico.

Generalmente le compresse acido acetilsalicilico, la ben nota Aspirina, è utilizzata dalle persone per trattare stati dolorifici, dai più lievi a quelli più moderati, oltre che per gli stati febbrili.

Capita spesso di utilizzare l’Asa 100 mg per rispondere a frequenti mal di testa, per alleviare dolori persistenti ossei, o ancora per ridurre stati febbrili di moderata intensità.

Dal punto di vista clinico, l’Asa è anche utilizzato per favorire la diminuzione delle TIA, ossia degli attacchi ischemici transitori, oppure delle trombosi arteriose coronariche o di quelle post bypass coronarico. Inoltre, l’asa 100 mg è anche utilizzato durante la gravidanza al fine di ridurre rischi quali eclampsia o pre-eclampsia. Ricordiamo che l’Asa è un farmaco a rapido assorbimento, soprattutto quando la somministrazione avviene per via orale.

Acido acetilsalicilico a cosa serve

Se è vero che l’Asa 100 mg, noto anche come Aspirina, è una velocità di assorbimento importante, è pur vero che quest’ultima dipende da alcuni fattori: la formulazione, il ph gastrico del paziente, il tempo di svuotamento gastrico, la compresenza con sostanze che possono alterare il ph gastrico (es. antiacidi).

Quali sono gli effetti collaterali dell’Asa 100 mg?

Come gran parte dei precursori de Fans, l’assunzione di Asa può generare i seguenti effetti collaterali:

  • Ipertensione o edema da ritenzione idrica, a livello del sistema cardiovascolare;
  • Trombocitopenia o neutropenia a livello sanguigno;
  • Tinnito, vertigini o cefalea a livello del sistema nervoso centrale;
  • Dolori addominali, ulceri, vomito, nausea o sanguinamenti a livello dell’apparato gastrointestinale;
  • Alterazioni epatiche o insufficienza:
  • Asma;
  • Insufficienza renale, proteinuria
  • Eruzioni cutanee, prurito o arrossamenti a livello della cute.

Gli Asa, inoltre, hanno importanti interazioni con i farmaci anticoagulanti. Questi ultimi, infatti, producono un aumento della loro concentrazione, pertanto sarebbe corretto diminuirne il dosaggio per poter raggiungere la dose terapeutica necessaria e corretta secondo le proprie caratteristiche.

Laddove si dovessero avere sintomi da effetti collaterali, è opportuno chiamare il proprio medico di base o recarsi al pronto soccorso più vicino, portando con sé la scatola del medicinale assunto, così da favorire un intervento del personale medico quanto più immediato ed accurato.

Come comprare le compresse acido acetilsalicilico?

Attualmente è possibile acquistare Asa 100 mh in differenti formati. Dalle compresse classiche alle compresse masticabili, dalle compresse effervescenti alle bustine orosolubili, fino alle bustine da sciogliere in acqua.

L’aspetto più importante dell’assunzione di Asa 100 mg, come di qualsiasi altro farmaco, è quello di farlo solo dopo essersi rivolti al proprio medico di base o, in sua assenza, al nostro farmacista di fiducia. L’assunzione mal gestita potrebbe causare effetti collaterali importanti, anche differenti da quelli sopracitati, in presenza di eventuali altre patologie.

Dosi dell’acido acetilsalicilico

In genere, negli adulti e negli anziani la dose raccomandata è di 100 mg al giorno. Solo in casi di terapie particolari, su stretta prescrizione medica, è consentita un’assunzione fino ad un massimo di 300 mg al giorno.

 

 

Discopatia lombare degenerativa l5-s1, sintomi e cura

Discopatia lombare degenerativa l5-s1, sintomi e cura

La discopatia degenerativa l5-s1 è una patologia che va a danneggiare la colonna vertebrale e che viene causata da un indebolimento che riguarda il disco intervertebrale.

Discopatia L5 S1

La discopatia L5-S1 indica la degenerazione del disco tra la quinta vertebra lombare (L5) e la prima vertebra sacrale (S1). Il disco intervertebrale è un cuscinetto gelatinoso, una sorta di ammortizzatore, che connette due vertebre adiacenti e ne permette il movimento. Nel nostro articolo andremo ad osservare da vicino che cosa sia la Discopatia L5-S1

Discopatia L5-S1: il disco intervertebrale

Per comprendere bene di cosa parliamo quando ci riferiamo alla Discopatia L5-S1, andiamo a vedere da vicino cosa sia il disco intervertebrale. Partiamo osservando che esso è composto da due parti:

  • Un anello rigido.
  • Una parte morbida, nucleo polposo, molto ricca di acqua.

Quando usiamo il termine Discopatia, e quindi entriamo nella sfera della vera e propria patologia, si intende nello specifico qualsiasi affezione del disco intervertebrale che ne causi una qualunque alterazione.

Discopatia Lombare L5-S1

Il disco intervertebrale, come ogni struttura articolare e legamentosa del nostro corpo, va incontro a un’usura fisiologica. Una delle prime situazioni che si possono verificare è la disidratazione del nucleo polposo, che come conseguenza, può comportare una perdita di elasticità. Questa carenza di meccanicità del disco può causare protrusioni o ernie.

Discopatia Degenerativa l5 s1

La protrusione è quel termine che si utilizza quando ci si riferisce allo “spanciamento” del disco, che nella grande maggioranza dei casi non ha una rilevanza clinica. Abbiamo un’ernia, invece, quando l’anello esterno si fissura ed esce un pezzo di questo nucleo polposo, il quale può andare in varie direzioni per discopatia degenerativa l5 s1. Se va a intaccare le strutture del canale vertebrale, può produrre diversi sintomi dolorosi. È bene chiarire, comunque, che l’ernia in sé non produce dolore.

discopatia degenerativa l5 s1

È più probabile che esso derivi dalla minore meccanicità del disco. Così come non è detto che la protrusione diventi ernia. Nella maggior parte dei casi, una discopatia decorre in modo asintomatico. I dischi tendono a degenerarsi nel tempo e quindi, molto spesso, la loro usura non produce alcun dolore. Quando però il nucleo polposo va a intaccare le radici nervose, può provocare dolore, il classico mal di schiena. Se l’ernia si calcifica e provoca pressione sulle radici nervose, può però comportare un dolore sciatico cronico.

Discopatia Lombare Sintomi

Il principale sintomo della discopatia lombare di manifestazione di una discopatia è il dolore alla schiena. Lateralmente al disco troviamo le radici nervose che, una volta danneggiato il disco, possono essere a loro volta irritate e così provocare una sintomatologia dolorosa. A livello di L5S1 possiamo dunque avere la cosiddetta lombosciatalgia, oppure un semplice mal di schiena.

Questa condizione esordisce in maniera acuta, ma successivamente si andrà incontro a una cronicità, con mal di schiena più o meno frequenti e dolori più o meno intensi. Molto spesso parliamo quindi di una condizione cronica che tende ad accompagnarci per molto tempo, in maniera costante o saltuaria.

Il progredire della discopatia genera un dolore continuo che può limitare lo stile di vita e l’attività lavorativa del soggetto affetto.

Discopatia lombare esercizi da evitare

Anche le comuni attività della vita quotidiana potrebbero rilevarsi come esercizi da evitare in caso di discopatia lombare, come il vestirsi, il piegarsi oppure camminare, possono diventare difficili da compiere. Come si può immaginare, praticare attività più complesse come lo sport può diventare molto complicato se non impossibile. In caso di discopatie di una certa gravità, la compromissione degli anelli discali può provocare addirittura delle deformità della colonna vertebrale.

Discopatia Lombare

In tal caso il danno consiste nel danneggiamento e nella compressione di radici nervose e midollo spinale, con gravi conseguenze neurologiche: perdita di forza e perdita di sensibilità agli arti inferiori, limitazioni del funzionamento delle gambe.

Inoltre, occorre considerare che il dolore costante potrebbe spingere il soggetto a un uso eccessivo e prolungato di farmaci analgesici e antinfiammatori. Il rischio ovviamente è quello di produrre effetti collaterali e danni a reni, fegato, al tratto gastro-intestinale, alla pressione arteriosa con conseguente favoreggiamento del diabete.

Discopatie multiple e sintomi discopatia l4-l5

Come descritto in precedenza, a causare la discopatia l4-l5 è l’usura del disco dipende dal progredire dell’età dell’individuo. Ne deriva che la discopatia L5S1 può essere considerata un semplice invecchiamento. Tuttavia, su alcuni pazienti questo fenomeno può verificarsi anche in giovane età. Le ragioni possono essere svariate, ecco quali sono le principali:

  • Eccessivo peso corporeo, con conseguente maggiore sollecitazione dei dischi intervertebrali.
  • Attività lavorative troppo usuranti e con problemi di postura.
  • Vita eccessivamente sedentaria.
  • Dieta poco equilibrata, povera di frutta e verdura che favoriscono l’idratazione.
  • Uso eccessivo di alcolici e fumo.
  • Attività sportive agonistiche protratte nel tempo che comportino eccessivi carichi e torsioni sulla colonna.

Infine, bisogna considerare anche fattori costituzionali per discopatia degenerativa l5 s1 o l4-l5, come ad esempio l’anello discale con particolare fragilità intrinseca, o alcune malattie reumatiche tipo l’artrite reumatoide.

Discopatia degenerativa cure L5-S1 e L4-L5

Per diagnosticare la discopatia L5S1 e l4-l5, è possibile fare il solito percorso ben noto, che consiste prima in una radiografia, e poi a seguire una risonanza. Diciamo che uno degli esami più importanti per diagnosticare con precisione una Discopatia è proprio la Risonanza Magnetica. Una volta fatta la diagnosi precisa, si comincia a trattare il problema, tenendo sempre presente però che il disco non guarisce e non si reidrata, che in caso di protrusione non esiste un recupero completo e che un eventuale ernia non può rientrare.

In ogni caso, ci sono dei trattamenti che possono alleviare il problema, e che tra le altre cose non sono invasivi. Quello che si può fare è migliorare le proprie abitudini, ovvero evitare di fare una vita troppo sedentaria e aumenti di peso eccessivi, evitare il consumo di fumo e alcolici, e nel possibile, evitare di fare lavori troppo usuranti.

Non da meno occorre considerare di limitare l’uso dell’auto, inserire nel corso della giornata camminate di almeno venti minuti che stimolano la produzione di endorfine e migliorano il tono muscolare delle gambe, cioè il pilastro della nostra struttura. Successivamente si può considerare di iniziare un percorso di miglioramento dei propri muscoli e non di discopatia infiammatoria, attraverso esercizi di fisioterapia specifici, per migliorare la lunghezza della catena posteriore e quindi l’elasticità e il movimento della muscolatura.

Nel caso il problema non si risolva con questo programma, si può considerare la possibilità di ricorrere a cure farmacologiche, con antinfiammatori e analgesici che servono ad alleviare il dolore. Laddove nemmeno questo porti benefici, esiste l’ultima strada che è quella della chirurgia. Le moderne tecniche chirurgiche mini-invasive, e i progressi che ha fatto la tecnologia del settore, consentono al chirurgo vertebrale di riparare, ricostruire e rinforzare interi tratti di colonna vertebrale danneggiati dalla discopatia.

Riduzione spazio intersomatico l5 s1 cura

Quest’ultimo durante l’ernia è colpito da momenti di disidratazione dei dischi invertebrali, costringendolo a forzare sulla colonna vertebrale una riduzione spazio intersomatico l5 s1 cura, aumentando il dolore causa disidratazione del disco l5 s1.

Per questo motivo, la resistenza del nostro corpo si riduce ed è più difficile sopportare i pesi, nel caso in cui la patologia avanza ad un livello di degenerativo piuttosto evoluto e può essere anche una discopatia degenerativa, il disco intervertebrale si riduce ad uno spessore sempre più piccolo, diminuendo così pure lo spazio tra le vertebre.

Questa situazione può in qualche modo provocare una riduzione della larghezza dei fori mediante i quali le radici nervose fuori escono dal canale vertebrale. Allo stesso tempo viene causata una condizione di notevole instabilità, perché un movimento troppo brusco tra le varie vertebre può portare, in qualche caso, anche ad uno spostamento in avanti o indietro di un disco vertebrale.

Come si cura e quali i sintomi della Discopatia Lombare

La discopatia lombare in alcuni casi può colpire soltanto un disco oppure può colpire un numero maggiore di dischi invertebrali, dipende dalle situazioni e dalle cause. Di solito, le zone dove insorgono più spesso sono le zone vertebrali tra i dischi L4 e L5 e tra i dischi L5 e S1. Nella discopatia lombare acuta, il dolore lombare provoca molto dolore facendo soffrire parecchio il paziente, creando una situazione di notevole difficoltà a conservare una posizione eretta. Quando il dolore diventa da temporaneo a cronico, ecco quindi che diventa a poco a poco meno intenso, ma allo stesso tempo diventa più frequente fino a quando non si può proprio dire che è continuo.

Le cause più frequenti della discopatia lombare, possono essere quelle di varie nature a seconda di ciò che ha fatto o avuto una persona. Per esempio se un paziente ha avuto un incidente, la natura potrebbe essere traumatica perché dovuta ad un trauma, oppure di natura degenerativa in caso di persone anziane, di natura infettiva oppure infiammatoria.

Molte sono le discopatie multiple e la discopatia lombare traumatica può arrivare all’improvviso a causa di uno sforzo troppo intenso ed elevato. La discopatia lombare degenerativa attacca di solito in modo particolare le persone di una certa età, ma parecchie volte essa deriva anche da cause congenite oppure anche da problemi vascolari. Pure le persone che sono obese o in sovrappeso spesso soffrono di questa patologia, così come le persone che restano eccessivamente a sedere.

La discopatia lombare infettiva può provare una riduzione spazio intersomatico l5 s1 e invece può essere derivata a causa di alcune infezioni che vengono causate da alcuni virus contratti o da altre malattie come la tubercolosi disco vertebrale. Infine, la discopatia lombare infiammatoria può attaccare le persone più giovani, queste vengono derivate da sostanze infiammatorie che hanno attaccato il materiale che si trova all’interno del disco vertebrale della colonna.

I rimedi naturali e le migliori cure contro la discopatia lombare

Per combattere nel miglior modo possibile la discopatia lombare nel corso della fase acuta, la cosa migliore da fare è stare a riposo, bisogna evitare l’eccessivo movimento così come l’attività fisica. Naturalmente non bisogna neanche sollevare pesi od andare in palestra. In qualche caso specialmente quando il dolore è molto acuto, si può ricorrere a dei massaggi nella zona lombare, andando da un fisioterapista.

Se no può essere fatto un altro trattamento vero e proprio, questo a base di farmaci, ovviamente prescritti dal proprio medico. Una volta che è avvenuta la somministrazione di medicinali antinfiammatori, bisogna evitare l’uso di farmaci antidolorifici, per evitare delle controindicazione o pure degli effetti collaterali, che possono anche bloccare l’efficacia dei farmaci assunti in precedenza ottenendo così un sistema controproducente, relativa al dolore nella zona lombare, in cui l’infiammazione è la causa principale.

Soltanto dopo che è stata piazzata una cura efficace per il dolore acuto di discopatia lombare, si può andare avanti, procedendo con la riabilitazione,nel vero senso della parola. Tuttavia come si dice, prevenire è meglio che curare, perciò per quanto riguarda la prevenzione, è importante rendere in maniera evidente una certa pulizia della colonna vertebrale. La cosa da fare è cercare di limitare il più possibile di forzare sulla colonna se si vogliono evitare ricadute.

Prima di prescrivere una qualsiasi cura o andare nei meandri dei rimedi naturali per discopatia, il medico vorrà capire bene la situazione a maggior ragione. Una persona che quindi soffre di discopatia lombare, ed ha questa patologia per la prima volta non può ricevere una cura con un primo episodio acuto e isolato.

Magari non è niente e il dolore è solo passeggero, perciò non si dovrebbe porre il problema di approfondire questi disturbi andando subito a fare un’ecografia tanto per fare un esempio. Invece nel caso specifico in cui il disturbo e il dolore si ripetano nei giorni successivi e diano molto fastidio, allora sarà giusto rivolgersi dal medico che per prima cosa non può che svolgere un esame clinico e prendere la decisione di conseguenza. Il primo esame stabilisce la diagnosi, quasi sempre viene fatta un’ecografia, con questo si capisce cosa sta succedendo. Solamente dopo aver individuato la causa principale che ha scatenato la discopatia lombare, allora si potrà far eseguire al paziente una cura o un rimedio per risolvere la questione.

 

 

 

Periostite Tibiale Anteriore: Dolore Alla Tibia Come Si Cura?

Periostite Tibiale Anteriore: Dolore Alla Tibia Come Si Cura?

La periostite tibiale è più comunemente conosciuta come l’infiammazione del periostio, ovvero la membrana che avvolge esternamente la tibia. Questo tipo di patologia può riguardare un solo osso oppure più parti dello scheletro. Precisamente si tratta di una sopraelevazione della superficie delle ossa oppure anche di una formazione di una placca ossea.

Perostite Tibiale, che dolore alla tibia

Nel caso della periostite tibiale, la patologia colpisce appunto la tibia nelle aree in cui si trovano i muscoli tibiali posteriori e tutta la fascia che ricopre la zona. Nell’infiammazione anteriore invece, si parla di un problema nella zona frontale. La periostite tibiale può essere anche di tipo infettivo poiché dalla circolazione oppure da processi di infettivi di alcune zone limitrofe si può arrivare ad un ulteriore infiammazione.

Un esempio di periostite infettiva può essere quella che ha gli stessi sintomi della sifilide oppure quella tubercolare, spesso preceduta da una grave osteite. Ci sono dunque diverse cause che portano alla periostite tibiale e di seguito saranno fatte delle delucidazioni a riguardo.

Periostite tibiale, le cause e il trattamento

Tra le varie cause della periostite tibiale ci sono principalmente dei traumi e delle infezioni, così come l’assunzione di una postura scorretta durante la giornata. Solitamente le persone più esposte al problema sono gli sportivi, questo perché il movimento può provocare infiammazione. Questo soprattutto per chi svolge attività come la corsa, i calciatori, i pallavolisti e tanti altri ancora.

Tutto questo si verifica perché, come detto sopra, ci sono dei traumi o infiammazioni che sono causate ad esempio da errori commessi durante gli allenamenti o una cattiva distribuzione dei pesi durante le attività. Altra causa potrebbe essere l’utilizzo di scarpe non adatte alla propria attività, quindi con poca azione ammortizzante o addirittura potrebbero stringere troppo il piede indebolendo il complesso muscolare.

Altro fattore è anche la poca flessibilità muscolare, da non confondere con debolezza muscolare, infatti ogni soggetto ha la sua personale sensibilità e soprattutto la sua flessibilità. Proprio per questo motivo può capitare che in alcuni casi la scarsa flessibilità possa portare ad infiammazioni a causa di scorretti movimenti o traumi, non solo per l’attività sportiva ma anche per movimenti bruschi.

Periostite tibiale anteriore: Antinfiammatori consigliati

Ci sono come detto anche in precedenza, diversi tipi di periostite tibiale, c’è per esempio quella acuta dove la situazione è abbastanza complicata e dove il peggioramento procede in maniera rapida anche se l’infiammazione tende a diminuire in poco tempo. I principali sintomi di questo grado di patologia sono la febbre alta, delle raccolte purulente e degli arrossamenti spesso che si manifestano sottoforma di edemi. Riguardo all’uso dell’antinfiammatorio per la perostite tibiale di solito si prende il FANS o si fa delle infiltrazioni cortisoniche locali.

C’è poi la periostite cronica, dove il quadro clinico risulta essere più blando ma persiste per molto più tempo. Un trattamento potrebbe essere ad esempio l’uso di antibiotici o di drenaggi nel caso di dolore tibia, in cui si decida di procedere con interventi chirurgici i cui tempi di recupero sono variabili di paziente in paziente.

È importante sottolineare inoltre, che questo tipo di patologia può essere bilaterale quando tocca entrambi gli arti molto diffuso quello nello stinco uomo, oppure monolaterale se colpisce invece un solo arto. Si consigliano dunque diversi tipi di  trattamenti per la periostite oltre a quelli sopra citati, come ad esempio l’applicazione di impacchi sulla zona rigorosamente freddi o infiltrazioni locali di cortisone considerando sempre il parere di un medico, oppure ancora ci si può approcciare alla crioterapia o alla mesoterapia.

La diagnosi di periostite tibiale: Esercizi e stretching

Ci si accorge ovviamente della presenza di questa patologia a causa del dolore, a quel punto una volta recati dallo specialista, si procede con la palpazione della zona e dallo studio di quest’ultima attraverso una flessione delle dita del piede. Si passa poi ad una radiografia per avere un quadro clinico molto più chiaro e per escludere altri tipi di patologie.

Una volta stabilito che si tratta effettivamente di periostite tibiale, si passa all’utilizzo della terapia scelta dal medico, ovvero quella più adatta alla situazione del paziente. In casi meno gravi infatti, si consiglia un lungo riposo e soprattutto l’utilizzo di scarpe idonee alla situazione. E’ importante prima di fare degli esercizi di stretching chiedere al proprio fisiatra o fisioterapista. Che si tratti dunque di uno sportivo o di una persona che pratica una vita normale non ci sono differenze, altro consiglio sopracitato, è l’utilizzo appunto di impacchi freddi che possono migliorare la sensazione di dolore.

Che cos’è la periostite tibiale? Cause, sintomi e rimedi

Quando si parla di periostite tibiale ci si riferisce ad un processo infiammatorio elevato. Vediamo insieme di cosa si tratta nello specifico, quali le cause e se ci sono rimedi.

Tendine tibiale anteriore, come si risolvere?

I professionisti del settore la definiscono come una infiammazione del periostio e dei muscoli tibiali, che è la membrana che protegge piò provare dolore alla tibia e avvolge le ossa per dar loro nutrimento e continua rigenerazione. È bene sapere che i muscoli lavorano insieme alle ossa attraverso la membrana e può appunto capitare che si manifesti una infezione: quella della tibia è la più comune soprattutto tra le persone che fanno molto movimento e sport.

Per fare un esempio, il runner è il candidato ufficiale per questa infezione che viene determinata da un carico eccessivo può fare un dolore al perone funzionale dell’osso e del muscolo stesso soprattutto in questi due casi:

  • Piede cavo che crea tensione tra le strutture posteriori
  • Pronazione del piede con caricamento eccessivo del muscolo tibiale posteriore (denominato supinatore)

Pur essendo una infiammazione che si manifesta continuamente quel terribile senso della tibia sul dolore è bene rivolgersi immediatamente ad uno specialista, senza soprassedere o attuare dei metodi di guarigione fai da te.

Cause e soggetti colpiti sui muscoli tibiali

Come accennato le cause più comuni di questa infiammazione vanno a colpire le persone che svolgono un continuo movimento e/o i runner. Nel momento in cui i muscoli anteriori subiscono uno stress da corsa, da superfici dure, punte dei piedi o salti allora insorge questa problematica.

In modo generale le particolari cause che la determinano possono essere le seguenti:

  • Scarpe per lo sport non corrette per una determinata attività possono dare un problema molto diffuso soprattutto nella tibiale anteriore
  • Errata distribuzione del carico con asimmetria del corpo con appoggio non corretto. Questo accade o quando non si eseguono gli esercizi a dovere o se si è neofiti
  • Corsa in strade in discesa
  • Eccessivo sovrappeso
  • Fratture da stress
  • Altre patologie da determinare con un professionista del settore

I soggetti maggiormente colpiti dalla patologia sono di noma i runner, come già accennato, insieme a tutte le persone che praticano sport dove è richiesto l’utilizzo di piedi e gambe e può provare anche un dolore allo stinco (vedi basket, calcio, salto in alto, rugbista, atletica).

Non solo, oltre alle persone in sovrappeso c’è anche una percentuale di persone che sono predisposte perché in possesso di un piede cavo pronato e un dolore alle tibie: nel momento in cui si intensificano gli sforzi, anche l’infiammazione aumenta notevolmente.

Gli specialisti del settore parlano anche di iperpronazione o dolore agli stinchi – meglio conosciuto come piede piatto – che diventa uno dei fattori che aumentano lo stress dei muscoli della gamba quando si svolgono determinate attività. Questa tipologia di piede non è in grado di assorbire movimenti continui e shock, anche se non si svolgono attività sportive come sopra evidenziato.

Quali sono i sintomi della periostite tibiale

Una volta che sono state comprese tutte le cause, quali sono i sintomi di questa infiammazione? Prima di tutto si manifesta con un forte dolore che è circoscritto a 10 cm sopra la caviglia e dando un dolore tibiale anteriore, interessando a volte anche una zona più ampia a seconda dello stress subito.

Tra le curiosità da evidenziare è bene sapere che quando l’infiammazione è all’inizio, il dolore scompare subito dopo che sono stati percorsi alcuni chilometri e avere un dolore perone esterno per poi tornare molto forte, rendendo impossibili i movimenti causa infiammazione tibia o tibiale anteriore.

Al primo sintomo è bene rivolgersi al medico di fiducia che potrebbe riscontrare immediatamente la  periostite tibiale. L’infiammazione si presenta con dolore e, in alcuni casi, con gonfiore sulla parte interessata. Successivamente il medico potrebbe prescrivere una radiografia così da individuare la possibile situazione anomala del periostio.

Questa infiammazione si suddivide in due forme principali:

Periostite tibiale acuta

Si presenta con un quadro clinico avanzato e severo con diffusione veloce. Il problema può comunque essere trattato velocemente.

Periostite tibiale cronica

In questo caso ci sono manifestazioni nel tempo e permangono sui periodi lunghi, non andando mai a scemare. Una distinzione doverosa deve essere fatta anche in merito alla sua posizione/localizzazione:

Periostite tibiale anteriore

In questo caso si ha una infiammazione che viene localizzata alla zona frontale della tibia.

Periostite tibiale posteriore

In questo caso, invece, si trova nella regione interna e posteriore, lungo la tibia.

I rimedi della periostite tibiale

Ma ci sono dei rimedi per la periostite tibiale? Nel momento in cui viene riconosciuta questa infiammazione è doveroso prevedere un percorso per eliminarla e poi portare il soggetto al recupero graduale, senza andare a stressare nuovamente piede e gamba. Per questo motivo è importante scoprire subito la patologia ed evitare la sua cronicizzazione (come sopra accennato, porta ad un allungamento dei tempi di guarigione).

Naturalmente, nel momento in cui un medico diagnostica questa patologia, la persona dovrà fermare ogni attività di movimento e sportiva per alcune settimane così da alleviare dolore e infiammazione.

Questa patologia prevede tre modalità di trattamento primarie:

  • Con terapia medica e somministrazione di farmaci anti infiammatori e rilassanti
  • Con terapia infiltrativa che prevede un percorso con del cortisone in via locale oppure con infiltrazioni di una soluzione ossigeno ozono che agisce in profondità e ha un effetto antinfiammatorio
  • Con terapia fisica che richiede un ciclo di ultrasuonoterapia e tecarterapia

In rari casi un medico potrebbe prescrivere anche la crioterapia che fa uso del ghiaccio come primo step, verificando se possa essere un’azione risolutiva. In caso contrario allora opterà per un esame approfondito e le opportune azioni da intraprendere.

Uno dei principali obiettivi è quello di evitare che la periostite si cronicizzi, come accennato, per questo è necessario agire immediatamente onde evitare di sospendere completamente l’attività fisica. Una volta che il periodo di stop è terminato e il problema persiste, verificare subito con il medico quali possano essere tutte le azioni da intraprendere in maniera rapida.

In caso contrario, iniziare nuovamente l’attività fisica potrebbe comportare:

  • vanificare tutti gli sforzi che sono stati fatti durante la terapia
  • prolungare la problematica all’infinito
  • non riuscire ad intercettare le cause dell’infortunio (nel caso non fosse solo una infiammazione)

Nel caso in cui la periostite tibiale fosse causata da processi infettivi allora sarà necessaria una terapia antibiotica sotto controllo del medico di fiducia.

Quando non è periostite tibiale?

In alcuni casi ci sono delle infiammazioni che somigliano a quella in oggetto ma sono distinte, come:

  • sindrome del muscolo tibiale anteriore dovuta a dei traumi da corsa su pista o terreno
  • sindrome del compartimento anteriore che colpisce soprattutto i pattinatori ed è dovuta alla pressione della fascia che rallenta il flusso del sangue.