Spondilite anchilosante: sintomi, cure e terapie per il dolore

Spondilite anchilosante: sintomi, cure e terapie per il dolore

Spondilite anchilosante e dolore alla colonna vertebrale

La spondilite anchilosante, chiamata anche spondilite, spondiloartropatia, malattia di pott è una patologia infiammatoria e cronica, che colpisce in maniera selettiva, la colonna vertebrale, a livello dorsale, lombare e qualche volta, pure nella cervicale. La spondilite in pratica è l’infiammazione che colpisce le vertebre, da cui è composta la colonna vertebrale, essa provoca dolore e limita le funzioni della schiena. La spondilite anchilosante di solito peggiora stando a riposo e migliora durante l’esercizio fisico, infatti è molto diversa dal classico mal di schiena. Se questa malattia non viene curata in maniera adeguata, si possono formare in futuro anche se molto lentamente, dei veri e propri ponti ossei che limitano in maniera irreversibile, il movimento dell’articolazione, per questo la spondilite viene definita anchilosante. La spondilite anchilosante tende a colpire quasi sempre i giovani tra i 20 e 30 anni, nella maggior parte dei casi i soggetti che ne soffrono sono i maschi. La spondilite anchilosante però non colpisce immediatamente il paziente ma ha una evoluzione molto graduale.

Essa non è una malattia molto frequente, infatti riesce a colpire meno dell’1% della popolazione. Le cause non sono facili da individuare e possono essere varie, come per tutte le malattie reumatologiche, anche se è ipotizzabile che soltanto il contributo di fattori genetici o ambientali come le comune infezioni, possano favorirne la nascita. Quindi, la spondilite anchilosante non è una patologia che viene ereditata e ad oggi non è possibile stabilire in maniera esatta quale combinazione di fattori, se i batteri o i virus, o quelli interni al nostro organismo, scatenino l’origine della patologia.

Sintomi della spondilite anchilosante e differenze con il mal di schiena

Nella spondilite anchilosante, come descritto in precedenza, i dischi della colonna vertebrale, vengono colpiti da infiammazione, comportando dei sintomi dolorosi che rendono il paziente invalidante, specialmente quanto sta a riposo. Nonostante il mal di schiena, o lombalgia che dir si voglia, è una patologia molto frequente e che ha colpito la maggior parte delle persone almeno una volta nella vita, i sintomi del paziente preso da spondilite anchilosante, sono diversi da un comune mal di schiena. Per esempio durante la spondilite anchilosante, il mal di schiena avrà degli effetti diversi rispetto ad una normale lombalgia, infatti:

  1. Il dolore alla schiena inizia ad aumentare con il passare del tempo, tuttavia è difficile stabilire quanto inizia di preciso;
  2. La durata dei sintomi dolorosi è superiore ai 3 mesi;
  3. La lombalgia aumenta il dolore durante il riposo, specie durante la notte, causando dei risvegli notturni per l’infiammazione;
  4. La lombalgia migliora con il movimento e l’attività fisica;
  5. Una volta svegliato, il paziente avrà la schiena rigida e bloccata, dopo almeno 1 ora, il paziente riuscirà a muoversi meglio;

Invece il mal di schiena comune, tende a colpire molto velocemente con delle fitte molto acute, i sintomi vengono risolti dopo pochi giorni o settimane, stando a riposo il dolore diminuisce e al contrario, aumenta facendo attività fisica. Durante la notte e al risveglio con una comune lombalgia, la schiena non darà problemi particolari come invece provoca la spondilite anchilosante. La lombalgia è quindi, quasi sempre il primo sintomo della persona affetta da spondilite anchilosante. Durante le fasi più avanzate, l’infiammazione può estendersi e risalire la colonna vertebrale ed arrivare ad interessare anche le zone dorsali e cervicali, portando in caso di avanzamento della patologia anche ad avere dell’anchilosi vertebrale. In questo caso il paziente avrà una curvatura della colonna vertebrale che renderà la schiena ad avere una “gobba” in maniera del tutto compromettente. Questo problema, colpisce molto spesso le persone anziane, quindi la cosa migliore da fare è andare o portare dal medico, la persona che ha avuto i sintomi di spondilite anchilosante in giovane età per cercare di limitare gli effetti negativi durante l’età avanzata del paziente colpito.

E’ ovvio che in quelle condizioni, la persona avrà delle difficoltà nello svolgimento di molte attività della vita quotidiana, come guidare un auto od anche rimanere seduto a lungo. Oltre al mal di schiena, il paziente colpito da spondilite anchilosante di solito presenta dei sintomi simili alla sciatalgia, ovvero infiammazione, formicolio e qualche volta una sensazione di bruciore nella zona dei fianchi e nei tratti dove si trovano i bicipiti femorali. Però a differenza di una comune sciatalgia, nei casi di spondilite anchilosante, il dolore arriva fino al ginocchio, senza estendersi per tutta la gamba e tende a colpire in modo alternato, entrambe le gambe. Questi sintomi sono del tutto caratteristici della spondilite anchilosante e per questo si riesce a differenziare dalle altre patologie simili a questa. Pure le articolazioni, dopo anni di patologia, se quest’ultima non è stata curata in modo adeguato, subiranno quasi certamente una anchilosi, ovvero si formeranno dei ponti ossei che salderanno i due capi articolari. In casi come questo non si ci saranno delle particolari alterazioni della conformazione, come invece avviene nella colonna vertebrale. Quasi il 50% delle persone affette da spondilite anchilosante presentano anche dei sintomi delle articolazioni sottostanti alla zona lombare. In modo particolare possono essere colpiti delle ossa negli arti inferiori, come le anche, le ginocchia e le caviglie, invece sono molto più rari i coinvolgimenti delle ossa degli arti superiori come i gomiti e i polsi. Se le articolazioni degli arti inferiori vengono colpite da spondilite anchilosante, tali articolazioni, verranno definite dolenti o tumefatte, con conseguente decadimento delle funzioni di quest’ultime.

Diversamente da quanto succede nelle altre patologie come l’artrite reumatoide, nella spondilite anchilosante le articolazioni non vengono risparmiate e non vengono messi in pericolo soltanto le mani e i piedi. I piedi tuttavia possono essere colpiti dal dolore a livello del calcagno o nella zona plantare, in questo caso non vengono coinvolte le articolazioni ma i tendini. La spondilite anchilosante è quindi una patologia che colpisce in maniera prevalente, le articolazioni e i tendini. Però ci sono dei casi in cui possono essere interessati anche degli organi. Nel 25% dei pazienti presi da spondilite anchilosante, si sono registrati dei dolori riguardanti la zona oculare. Ebbene, in casi come questo l’infiammazione colpisce la parte più anteriore dell’occhio, causando dolore, arrossamento dell’occhio e aumentando la sensibilità alla luce. Possono essere colpiti entrambi gli occhi ma mai allo stesso tempo.

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Se si interviene in maniera adeguata e tempestiva, il trattamento potrà permettere la possibile guarigione senza particolari conseguenze. In casi molto rari, l’infiammazione causata dalla spondilite anchilosante, può arrivare a provocare danno alla valvola cardiaca, comportando un difetto durante la fase di chiusura respiratoria. Soltanto in casi rarissimi questo problema causa ricoveri clinici al paziente. Sono altrettanto rari, i casi di interferenza sul ritmo del cuore. Nella fase più avanzata di una spondilite anchilosante non curata in maniera sufficiente, essa può essere anche la causa di una riduzione della resistenza fisica, pure per gli sforzi meno eccessivi. In questo caso, l’affannamento potrebbe essere provocato da un interessamento delle articolazioni della gabbia toracica e dei muscoli delle costole, anche qui c’è del dolore, o più raramente, da un interessamento della parte superiore dei polmoni.

Diagnosi e cure per la spondilite anchilosante

La diagnosi di spondilite anchilosante viene fatta in genere sulla base del quadro clinico, dai risultati degli esami di laboratorio e degli esami strumentali. Il reumatologo metterà in considerazione tutti e tre questi elementi e verificherà che siano in accordo con il sospetto della diagnosi. Nonostante oggi la medicina abbia fatto enormi progressi, non c’è una terapia definitiva in grado di curare la spondilite anchilosante, però ci sono delle ottime terapie per limitare la patologia e abbatterne i sintomi. L’obiettivo prioritario della terapia è quello di curare la malattia, cercare di attenuare il più possibile il dolore e diminuire la rigidità per ripristinare e mantenere la migliore postura portando ad una buona mobilità articolare. Serve senz’altro un’adeguata terapia medicinale, essa è fondamentale, perché serve togliere l’infiammazione, permettendo di levare il dolore e la rigidità della schiena. In questo modo il paziente può ritrovare delle posture corrette ed effettuare tutti i giorni degli esercizi per il recupero e il rinforzo muscolare. La terapia farmacologica consiste nell’usare farmaci antinfiammatori anti steroidei.

Nel caso di un coinvolgimento delle altre articolazioni o dei tendini, è indicato l’uso di farmaci a base di cortisone, con un uso non elevato per via orale o tramite infiltrazioni e l’utilizzo di medicine anti reumatiche tradizionali. Inoltre, alcune abitudini di vita positive possono aiutare ad influenzare nella giusta maniera lo stato di salute, come una dieta equilibrata, un riposo tranquillo ed il supporto morale da parte di familiari o di amici. Infine, l’attività fisica può essere parte integrante nella gestione di ogni programma per curare la spondilite anchilosante. Essa se praticata tutti i giorni, aiuta a mantenere una postura corretta, contribuisce a migliorare le articolazioni e svolge un’azione di recupero. E’ molto importante farsi aiutare specialmente agli inizi, dal medico e dal fisioterapista in modo di ottenere il massimo beneficio. Tramite questi programmi di riabilitazione e prendendo le dovute precauzioni per evitare delle ricadute, il paziente può tornare con il passare del tempo a svolgere una vita normale, sconfiggendo una volta per tutte questa patologia, anche se bisogna avere pazienza.

Mal di schiena  cause e rimedi per il dolore

Mal di schiena cause e rimedi per il dolore

Il mal di schiena è uno dei disturbi salutari più diffusi, che colpiscono fino all’80% delle persone, almeno una volta nella vita. Di solito la parte più colpita dal mal di schiena, è la zona lombare, ovvero la parte posteriore della schiena, però di fatto il dolore, può verificarsi in ogni punto della schiena. Il mal di schiena, è una delle più comuni conseguenze di stress e disagio nelle persone nel mondo professionale ed è una delle cause principali di assenza dal lavoro. Sia gli uomini che le donne soffrono quasi allo stesso modo di mal di schiena, che può essere diverso a seconda della persona.

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C’è chi percepisce un forte dolore e persistente ma continuo e chi invece ha delle fitte improvvise e acute che non permette alla persona colpita di fare nessun movimento. Il dolore può essere causato per un trauma dovuto ad un incidente o sollevando nella maniera sbagliata qualcosa di pesante, oppure può nascere con il passare del tempo per colpa di cambiamenti dovuti all’età che avanza della colonna vertebrale. Uno stile di vita sedentario può favorire la comparsa del mal di schiena, soprattutto quando una stile di vita molto sedentario nei giorni di lavoro, è interrotto da un eccesso di attività fisica, nel fine settimana.

Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena è acuto, ovvero dura pochi giorni o poche settimane, tende ad essere risolto in maniera spontanea trascorrendo qualche giorno di riposo assoluto e senza lasciare conseguenze alla schiena stessa. Il dolore subacuto è invece molto più lungo e di solito ha una durata che va dalle 4 alle 12 settimane. Nei casi peggiori abbiamo il dolore cronico, che è un dolore che persistente dalla durata di oltre 12 settimane o anche di più. Quest’ultimo colpisce il 20% delle persona che soffre di dolore acuto del mal di schiena e che svilupperà del dolore cronico con sintomi che durano anche più di un anno in qualche caso.

Cause del mal di schiena

Ci sono alcuni sintomi che sono dei veri e propri campanelli di allarme, su alcuni movimenti sbagliati che vengono fatti. Ecco alcuni esempi:
1. Quando ci si alza da un sedile di un auto e si avverte dolore nella parte posteriore della schiena
2. Quando si avverte dolore alla nuca, alzandosi da una sedia per prendere un oggetto
3. Mal di testa frequente, con la sensazione di avvertire un collo “pesante” o delle spalle “pesanti”
4. Quando si percepiscono delle fitte di dolore alla schiena, con uno starnuto o quando si tossisce
5. Quando si respira profondamente e si percepisce dolore alla schiena
6. Quando si portano dei pesi o si raccolgono degli oggetti da terra, si avverte una sensazione di affaticamento nella zona lombare della schiena o del dolore. Il mal di schiena è comunque un sintomo di una condizione medica, non una vera e propria patologia. Le cause che stanno alla base del sintomo possono essere di varia natura, anche se di solito le cause del dolore alla schiena sono di natura fisica, pure se lo stress emotivo può delle volte, svolgere un ruolo determinante sull’entità e sul tempo di durata del dolore. Un fisico sotto stress può essere influenzato in molti modi e può essere la causa di una dolorosa e persistente contrattura delle fasce muscolari della schiena e del collo.

Rimedi e cura per il mal di schiena

Per curare il mal di schiena bisogna ridurre il dolore il più velocemente e più a lungo possibile, per evitare che si trasformi in un problema maggiore. Per far si che venga raggiunto questo obiettivo, sono possibili diverse strategie e se per alcune cause è possibile stabilire subito una terapia, molte altre volte invece, è necessario provare di persona altre alternative per trovare la soluzione che più soddisfi il paziente.

Ecco una lista di possibili terapie da fare durante un periodo in cui si ha il mal di schiena:

  • Terapia a base di freddo e caldo. Questo è il classico rimedio usato anche dalle persone anziane, tramandando questo sistema di generazione in generazione. l’applicazione di calore può dare sollievo in qualche caso, ma quando si ha dell’infiammazione, potrebbe essere controindicato perché può provocare un peggioramento del dolore alla schiena. Di solito è consigliato applicare del ghiaccio nella zona colpita dal dolore, per il caldo è meglio aspettare il 3° o 4° giorno, con l’obiettivo di rilassare la muscolatura. La cosa migliore prima di fare questa terapia, è comunque quella di rivolgersi ad un medico.
  •  Terapia a base di farmaci antinfiammatori, antidolorifici e miorilassanti, che hanno il pregio di rilassare la muscolatura prevenendo il dolore, questo è il più usato per ogni mal di schiena.
  •  Terapia a base di esercizi fisici, individuali oppure andare da un fisioterapista, che di solito permette di dare sollievo a chi soffre di mal di schiena cronico.
  •  Farsi fare dei massaggi da un fisioterapista, di solito questi sono un ottimo aiuto per combattere il dolore.
  •  Intervento chirurgico, nei casi peggiori, cioè quando le terapie più conservative non sono state sufficienti, a volte è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

Questi sono i principali rimedi contro il mal di schiena. Tuttavia prima di prendere una qualsiasi decisione, la soluzione da prendere sempre, è quella di rivolgersi al medico, che una volta stabilita la diagnosi e la causa del dolore, prenderà sicuramente la decisione migliore del caso, stabilendo così la cura da fare per curare il mal di schiena, tenendo conto però che a volte ci vuole un po’ di tempo, per ottenere dei risultati soddisfacenti.

Che cos’è l’ernia di Schmorl e come si cura l’ernia intraspongiosa

Che cos’è l’ernia di Schmorl e come si cura l’ernia intraspongiosa

L’ernia di Schmorl è una particolare estensione della cartilagine del materiale contenuto all’interno del disco intervertebrale. Nella maggior parte dei casi, è una patologia che non comporta nulla di grave e che non determina nemmeno problemi specifici. L’ernia di Schmorl si presenta quasi sempre senza alcun sintomo, anche se a volte può presentarsi con del dolore alla schiena o alle spalle. L’ernia di Schmorl è difficile da diagnosticare, infatti di solito viene trovata mentre si stanno facendo altri esami, oppure, ma soltanto nella minor parte dei casi questa ernia porta dei problemi a chi ne viene colpito, quindi è esclusivamente necessario fare un esame diagnostico specifico, come una radiografia o una Tac per ottenere risultati migliori e fare una diagnosi definitiva. Spesso si trova nei paziendi in modo asintomatico, ovvero che nemmeno lo sanno di avere tale patologia anche se alcuni dottori non rivelano tale patologia come reale problematica.

Cosa sono le ernie di schmorl: che dolore provoca?

L’ernia di Schmorl è una patologia che colpisce i dischi intervertebrali della colonna vertebrale, a causa di sforzi troppo forti o per colpa dell’invecchiamento dei dischi o del nodulo di schmorl. Durante questa ernia, vengono formate delle protuberanze della cartilagine del materiale interno del disco intervertebrale che è contenuto all’interno appunto dell’osso del disco. Se la patologia ha colpito più di un disco allora abbiamo a che fare con la cifosi. Questa patologia come già scritto in precedenza non ha sintomi che possono allarmare il paziente a pensare di avere questa malattia, anzi molti non la conoscono nemmeno.

Protrusione Discale Lombare: Significato Posteriore, Mediana

Le ernie intraspongiose di schmorl si manifestano quando il nucleo polposo del disco intervertebrale a causa dell’invecchiamento del rivestimento del disco oppure per colpa di un trauma o di uno sforzo eccessivo, viene spinto verso la colonna vertebrale, senza però colpire nessun nervo, provocando una specie di solco che crea un’impronta, chiamata in quel caso, ernia discale intraspongiosa.

Si puà avere dall’ernia di schmorl l’ invalidità?

La risposta secca è no. Infatti l’ernia di schmorl non ha diritto e rientra in quelle tipologie o patologie che possono compromettere l’attività lavorativa. Caso differente per patologie come ernia inguinale che però interessa la parte addominale del nostro corpo, o l’ernia curale, epigastrica o ombellicale. C’è però un caso in cui si può richiedere l’invadilità per l’ernia intraspongiosa di schmorl e in tal caso può essere riconosciuto anche un 12% di disabilità ma solo se l’ernia è provocata da un incidente avvenuto durante l’orario e luogo di lavoro.

La parete discale vertebrale, a volte viene rotta con facilità, provocano la lesione che è alla base di questa patologia di ernia intraspongiosa. Questo problema può anche manifestarsi pure a seguito di un trauma oppure potrebbe anche essere presente fin dalla nascita in qualche caso, tuttavia l’ernia di Schmorl, può presentarsi, ma solo in pochi casi, con del dolore alla schiena o alle spalle.

Ernia lombare sintomi, esercizi, cure, rimedi e fasce lombari migliori

Tuttavia molti pazienti si rendono conto di avere questa malattia soltanto quando vengono sottoposti ad una radiografia o ad una risonanza magnetica.

Come curare le ernie di Schmorl

L’ernia di Schmorl molto spesso non viene curata con una terapia e alcuni medici non la prendono nemmeno in considerazione, non trattandola come una vera e propria malattia. Inoltre se viene considerata la circostanza in cui si presenta, e il fatto che il più delle volte non ha veri e propri sintomi, questo non fa altro che non presentare alcuna preoccupazione sia nel paziente che nel medico, che non di solito non trova alcun trattamento specifico per curare questa patologia.

ernie di schmorl

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Ernia di schmorl e sport: ernia intraspongiosa di schmorl terapia

In fondo l’ernia di Schmorl non è nient’altro che un’ernia opposta rispetto alle altre ernie comuni. Essa appartiene infatti alla categoria delle ernie interne, ovvero comportano uno spostamento del disco intervertebrale verso l’interno della colonna vertebrale, esattamente dalla parte opposta alle ernie esterne, che invece comportano uno spostamento del disco intervertebrale e del suo nucleo polposo, verso l’esterno, andando così a colpire qualche nervo, di solito quello spinale, causando così un notevole dolore nella persona che viene colpita, a differenza dell’ernia di Schmorl, che è molto meno dolorosa. Si consiglia di approfondire di tutti gli esercizi utili.

 

 

Protrusione Discale Lombare: Significato Posteriore, Mediana

Protrusione Discale Lombare: Significato Posteriore, Mediana

Protrusione discale significato

La protrusione discale è un tipo di discopatia. Si può parlare di protrusione o sporgenza discale, quando all’interno della colonna vertebrale è presente una deformazione dello strato più esterno di uno dei dischi intervertebrali, che sono delimitati dallo spazio che c’è tra un disco e l’altro. Il disco intervertebrale risulta schiacciato e fuori posizione rispetto agli altri dischi intervertebrali che invece sono sani. Una delle cause principali della protrusione discale è dovuta all’invecchiamento del corpo umano. Purtroppo con l’avanzare dell’età, i dischi intervertebrali subiscono un vero e proprio processo degenerativo, che li rende più deboli, meno elastici, predisposti ad una possibile deformazione e aumentando il rischio di una possibile rottura. I sintomi più diffusi della protrusione discale sono:

  1. Contraddistinti dal dolore in un tratto specifico della colonna vertebrale;
  2. Infiammazione, formicolio e intorpidimento lungo le gambe e i piedi;
  3. Aumenta la debolezza muscolare nelle zone colpite dal dolore e l’infiammazione;

Per avere una diagnosi corretta, è necessario svolgere un esame obiettivo, il miglior consiglio è quello di rivolgersi ad un medico che molto probabilmente ordinerà di fare una TAC o risonanza magnetica per verificare l’entità della protrusione discale subita e procedere con la dovuta terapia del caso. Infatti, per i casi meno gravi, di solito si ricorre ad una terapia conservativa per cercare di risolvere il problema in modo da non far pesare la terapia protrusione discale sul paziente, però nel caso in cui non fosse sufficiente. Soprattutto nei casi più gravi e in cui la terapia conservativa non ha avuto successo, è invece necessario un intervento chirurgico.

Che cos’è una protrusione discale e le sue cause

La protrusione discale è una patologia riguardante la colonna vertebrale, ed è caratterizzata dalla deformazione dello strato esterno di un disco o più dischi intervertebrali, quindi il disco colpito da protrusione risulta essere schiacciato e fuori posizione rispetto agli altri. La protrusione discale, fa parte delle malattie del disco intervertebrale e può essere considerata a tutti gli effetti una discopatia, come se non bastasse, molto spesso una protrusione alla schiena è “un’anticipazione” dell’ernia del disco. L’ernia del disco avviene quando avviene una fuoriuscita dal centro del disco, del materiale che si trova all’interno del disco intervertebrale. I dischi intervertebrali di un giovane, di un adulto o di una persona di mezza età sono costituiti dal 90% di liquido che è acqua. Essa permette ai dischi intervertebrali di essere elastici, di resistere alle deformazioni e di ammortizzare il peso sulla schiena.
Con il passare del tempo e il conseguente invecchiamento del nostro corpo, i dischi intervertebrali subiscono un processo di una progressiva degenerazione, che porta ad una perdita irreversibile di buona parte del liquido acquoso contenuto dentro i dischi. La perdita di acqua, da parte dei dischi intervertebrali, li rende più deboli, meno elastici, senza dimenticare che possono inclinarsi e rompersi più facilmente. La protrusione discale è quindi dovuta alla conseguenza dell’invecchiamento del corpo umano che non fa altro che indebolire i dischi intervertebrali. Inoltre altre possibili cause che portano ad una protrusione discale, sono dovute all’obesità, al fumo, all’eccessiva sedentarietà, all’eccessiva attività fisica, una possibile dieta errata e una postura sbagliata, provocando così una protrusione discale mediana. Pure un trauma può portare ad una protrusione discale, ma soltanto in caso di un infortunio dovuto ad una caduta da una grande altezza o da un incidente stradale.

Tipi di protrusione discali che possono colpire il corpo umano

La protrusioni discali multiple possono avere luogo nella cervicale, nel tratto toracico o lombare della colonna vertebrale. La protrusione discale che ha colpito un disco intervertebrale nel tratto cervicale, allora verrà chiamato “protrusione discale cervicale”. Invece la protrusione discale che interessa un disco intervertebrale nella zona toracica è chiamata “protrusione discale toracica”. La protrusione discale a livello di un disco intervertebrale della zona lombare viene chiamato con il nome di “protrusione discale lombare” o “protrusione discale posteriore”. Di solito le protrusioni discali più frequenti sono di tipo cervicale o lombare. Una protrusione discale posteriore spesso colpisce i dischi vertebrali che si trovano nel tratto lombare e che vengono chiamati l4 e l5. La protrusione discale lombare si ha come caratteristica la compressione dei nervi spinali del tratto lombare. Il dolore si ha alla zona lombare della schiena e viene chiamata comunemente “lombalgia”, con conseguente dolore ai fianchi, alle gambe, intorpidimento degli arti inferiori, formicolio e debolezza muscolare con dolore che può estendersi fino ai piedi. Puoi trovare gli esercizi che consiglio per chi ha questa patologia, cliccando qui.

Terapie per curare le protrusioni discali

Le terapie per curare le protrusioni discali possono differenziarsi in due modi a seconda delle esigenze del paziente. Nei casi più lievi, i trattamenti che consigliano i medici sono quelli di ricorrere alla fisioterapia, ovvero questo trattamento consiste in esercizi di rinforzo muscolare della schiena, esercizi di allungamento dei muscoli posteriori, aumento della flessibilità della colonna vertebrale ecc. Oppure si può ricorrere a delle cure farmacologiche. Di solito le medicine più usate durante una protrusione discale l4 l5 per esempio, sono antidolorifici, antinfiammatori e altre medicine a base di cortisone. Per avere dei buoni risultati con il trattamento conservativo, il paziente dovrà seguire con cura questo trattamento, iniziando a sentirsi meglio dopo 1 mese dall’inizio del trattamento. Se tutto questo non funziona, non rimane che ricorrere ad un intervento chirurgico che prevede la rimozione del disco intervertebrale che è fuoriuscito o che è danneggiato. Esso viene sostituito con una sorta di protesi.

Schiacciamento delle vertebre lombari sintomi rimedi vertebre schiacciate

Schiacciamento delle vertebre lombari sintomi rimedi vertebre schiacciate

Lo schiacciamento vertebre lombari si verifica a causa di un possibile trauma grave, di un possibile indebolimento dei dischi vertebrali che coinvolge anche il materiale interno o entrambe le cose. L’osteoporosi è una delle cause di tanti schiacciamenti delle vertebre lombari, spesso è uno dei problemi principali delle donne che si trovano in menopausa. Lo schiacciamento delle vertebre lombari può portare a delle fratture spinali, dovute all’osteoporosi e si possono verificare senza nessun trauma apparente. Una diagnosi accurata è necessaria per escludere un tumore spinale. I 5 dischi lombari sono i più grandi e forti della colonna vertebrale. Queste vertebre fanno parte della zona bassa della schiena. Le vertebre lombari partono all’altezza dell’ultima costola o della milza e finiscono fino dove si trova l’osso sacro. I muscoli che devono stabilizzare la colonna vertebrale e che sono i più forti della spina dorsale, si trovano proprio in questo tratto. La maggior parte degli schiacciamenti delle vertebre lombari, possono peggiorare e causare una rotture dei dischi vertebrali. Nel caso succedesse delle vertebre schiacciate è richiesto un intervento chirurgico per risistemare il disco.

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Queste rotture di solito si verificano nei dischi t12 o d12, nei dischi l1 oppure l2. Queste fratture sono spesso di origine traumatica, mentre la maggior parte delle fratture nella zona lombare, non sono dovute a traumi ma sono dovute a causa dell’osteoporosi. Lo schiacciamento delle vertebre lombari interessa di solito le donne con osteoporosi di età oltre i 50 anni, con le donne che sono colpite in maniera doppia rispetto agli uomini, che comunque non sono immuni di fronte a questo problema. La mancanza di calcio nelle ossa è il fattore di rischio principale che poi può trasformare lo schiacciamento in frattura vera e propria. Gli schiacciamenti delle vertebre lombari, possono colpire tranquillamente pure i giovani e gli uomini di mezza età, anche se quasi esclusivamente per colpa di un trauma. Le cadute che provocano un forte impatto sulla schiena, possono portare ad uno schiacciamento di una o più vertebre fino alla rottura dell’osso, mentre le cinture di sicurezza in un incidente stradale, possono causare delle fratture vertebrali soltanto in caso di un colpo di frusta.

Sintomi e cause dello schiacciamento delle vertebre lombari

1) Le vertebre schiacciate, hanno sintomi ovvi, visto che è una delle patologie più diffuse che una persona si trova a dover affrontare è chiaramente lo schiacciamento delle vertebre lombare, dove viene applicata una forte pressione sulla parte posteriore della schiena.

2)Una persona su dieci soffre di questo problema e negli ultimi anni sono aumentati i casi di questa patologia. Le principali cause possono essere dovuta ai lavori pesanti ed al carico eccessivo che si hanno sulle giunture e nei dischi vertebrali. I problemi che vengono associati a questo problema non sono affatto da sottovalutare, visto che chi ha questi problemi alla schiena può incorrere in futuro in conseguenze ancora più gravi se non si fa niente per intervenire sulla patologia che ha la necessità di allentare la tensione sulla schiena.

3) In casi come questo il consiglio è quello di ripristinare il giusto spazio tra i dischi vertebrali, in modo così da ridurre lo stress a carico della colonna vertebrale. Tra poco sarà possibile scoprire in quale modo è possibile alleviare la tensione dei dischi vertebrali che hanno il problema dello schiacciamento vertebrale lombare.

Cure e rimedi per lo schiacciamento delle vertebre lombari

La cosa migliore da fare è nell’usare un comune tappetino da ginnastica, che può essere comprato benissimo in un qualsiasi negozio di articoli sportivi, e va disteso in terra. Dopo è necessario distendersi in una posizione sdraiata, lungo il tappeto. Una volta fatto questo bisogna portare le gambe in alto e verso il petto. Le gambe a questo punto dovranno essere piegate verso la persona stessa e dovrà stare il più a lungo possibile in questa posizione.

Inoltre bisognerà afferrare le caviglie con le braccia per poi fare una lieve pressione in modo di avvicinare il più possibile, le ginocchia verso il petto. L’obiettivo principale di questo tipo di esercizio fisico, è quello di distendere la colonna vertebrale. Questo esercizio deve essere eseguito nella miglior maniera possibile ed è possibile capire se viene fatto tutto ciò, se si ha la sensazione di allungamento della colonna vertebrale e può essere uno dei rimedi per le vertebre schiacciate.

Per far si che l’esercizio si riveli efficace, bisogna rimanere in questa in questa posizione per almeno 30 secondi, ancora meglio per 1 minuto, per poi ritornare alla posizione precedente, ovvero sdraiati in terra con le gambe distese nella maniera normale. L’esercizio deve essere effettuato per almeno quattro volte al giorno.
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noltre una volta che le gambe sono state portate al petto e sono ritornate alla posizione di prima, si può successivamente, sempre partendo dalla posizione iniziale, prendere soltanto la gamba destra e portarla verso il petto, mantenendo invece la sinistra nella posizione normale, ovvero basta tenerla ferma. Una volta che la gamba destra è rimasta in questa posizione per almeno altri 30 secondi, bisogna ripetere l’esercizio altre due volte, stavolta con quella sinistra mentre quella destra rimane ferma è così via fino ad aver applicato questo rimedio fisico almeno due volte per gamba. Il lato positivo di questi esercizi, è che possono essere eseguiti in maniera comoda e facile, in casa, quando una persona vuole e senza bisogno di rivolgersi ad altre persone per essere aiutati. Naturalmente l’utilità di questi esercizi non è affatto messa in discussione, tuttavia il consiglio finale, è sempre quello di rivolgersi al proprio medico di fiducia, in modo tale da accertarsi di fare sempre la cosa giusta, senza dover correre il rischio di aver sottovalutato o peggiorato, il problema. Infatti è sempre meglio fare degli accertamenti, per verificare la gravità del problema ed il grado di schiacciamento delle vertebre lombari per procedere con la cura del caso.

Discopatia lombare degenerativa l5-s1, sintomi e cura

Discopatia lombare degenerativa l5-s1, sintomi e cura

La discopatia lombare degenerativa è una patologia che va a danneggiare la colonna vertebrale e che viene causata da un indebolimento che riguarda il disco intervertebrale. Quest’ultimo durante l’ernia è colpito da momenti di disidratazione dei dischi invertebrali, costringendolo a forzare sulla colonna vertebrale, aumentando il dolore. Per questo motivo, la resistenza del nostro corpo si riduce ed è più difficile sopportare i pesi, nel caso in cui la patologia avanza ad un livello di degenerativo piuttosto evoluto e può essere anche una malattia degenerativa, il disco intervertebrale si riduce ad uno spessore sempre più piccolo, diminuendo così pure lo spazio tra le vertebre. Questa situazione può in qualche modo provocare una riduzione della larghezza dei fori mediante i quali le radici nervose fuori escono dal canale vertebrale. Allo stesso tempo viene causata una condizione di notevole instabilità, perché un movimento troppo brusco tra le varie vertebre può portare, in qualche caso, anche ad uno spostamento in avanti o indietro di un disco vertebrale.

Come si cura e quali i sintomi della Discopatia Lombare

La discopatia lombare in alcuni casi può colpire soltanto un disco oppure può colpire un numero maggiore di dischi invertebrali, dipende dalle situazioni e dalle cause. Di solito, le zone dove insorgono più spesso sono le zone vertebrali tra i dischi L4 e L5 e tra i dischi L5 e S1. Nella discopatia lombare acuta, il dolore lombare provoca molto dolore facendo soffrire parecchio il paziente, creando una situazione di notevole difficoltà a conservare una posizione eretta. Quando il dolore diventa da temporaneo a cronico, ecco quindi che diventa a poco a poco meno intenso, ma allo stesso tempo diventa più frequente fino a quando non si può proprio dire che è continuo.

Le cause più frequenti della discopatia lombare, possono essere quelle di varie nature a seconda di ciò che ha fatto o avuto una persona. Per esempio se un paziente ha avuto un incidente, la natura potrebbe essere traumatica perché dovuta ad un trauma, oppure di natura degenerativa in caso di persone anziane, di natura infettiva oppure infiammatoria. Molte sono le discopatie multiple e la discopatia lombare traumatica può arrivare all’improvviso a causa di uno sforzo troppo intenso ed elevato. La discopatia lombare degenerativa attacca di solito in modo particolare le persone di una certa età, ma parecchie volte essa deriva anche da cause congenite oppure anche da problemi vascolari. Pure le persone che sono obese o in sovrappeso spesso soffrono di questa patologia, così come le persone che restano eccessivamente a sedere. La discopatia lombare infettiva, invece può essere derivata a causa di alcune infezioni che vengono causate da alcuni virus contratti o da altre malattie come la tubercolosi disco vertebrale. Infine, la discopatia lombare infiammatoria può attaccare le persone più giovani, queste vengono derivate da sostanze infiammatorie che hanno attaccato il materiale che si trova all’interno del disco vertebrale della colonna.

I rimedi naturali e le migliori cure contro la discopatia lombare

Per combattere nel miglior modo possibile la discopatia lombare nel corso della fase acuta, la cosa migliore da fare è stare a riposo, bisogna evitare l’eccessivo movimento così come l’attività fisica. Naturalmente non bisogna neanche sollevare pesi od andare in palestra. In qualche caso specialmente quando il dolore è molto acuto, si può ricorrere a dei massaggi nella zona lombare, andando da un fisioterapista.

Se no può essere fatto un altro trattamento vero e proprio, questo a base di farmaci, ovviamente prescritti dal proprio medico. Una volta che è avvenuta la somministrazione di medicinali antinfiammatori, bisogna evitare l’uso di farmaci antidolorifici, per evitare delle controindicazione o pure degli effetti collaterali, che possono anche bloccare l’efficacia dei farmaci assunti in precedenza ottenendo così un sistema controproducente, relativa al dolore nella zona lombare, in cui l’infiammazione è la causa principale. Soltanto dopo che è stata piazzata una cura efficace per il dolore acuto, si può andare avanti, procedendo con la riabilitazione,nel vero senso della parola. Tuttavia come si dice, prevenire è meglio che curare, perciò per quanto riguarda la prevenzione, è importante rendere in maniera evidente una certa pulizia della colonna vertebrale. La cosa da fare è cercare di limitare il più possibile di forzare sulla colonna se si vogliono evitare ricadute. Prima di prescrivere una qualsiasi cura, il medico vorrà capire bene la situazione a maggior ragione. Una persona che quindi soffre di discopatia lombare, ed ha questa patologia per la prima volta non può ricevere una cura con un primo episodio acuto e isolato.
Magari non è niente e il dolore è solo passeggero, perciò non si dovrebbe porre il problema di approfondire questi disturbi andando subito a fare un’ecografia tanto per fare un esempio. Invece nel caso specifico in cui il disturbo e il dolore si ripetano nei giorni successivi e diano molto fastidio, allora sarà giusto rivolgersi dal medico che per prima cosa non può che svolgere un esame clinico e prendere la decisione di conseguenza. Il primo esame stabilisce la diagnosi, quasi sempre viene fatta un’ecografia, con questo si capisce cosa sta succedendo. Solamente dopo aver individuato la causa principale che ha scatenato la discopatia lombare, allora si potrà far eseguire al paziente una cura o un rimedio per risolvere la questione.