Spondilite anchilosante e dolore alla colonna vertebrale

La spondilite anchilosante, chiamata anche spondilite, spondiloartropatia, malattia di pott è una patologia infiammatoria e cronica, che colpisce in maniera selettiva, la colonna vertebrale, a livello dorsale, lombare e qualche volta, pure nella cervicale. La spondilite in pratica è l’infiammazione che colpisce le vertebre, da cui è composta la colonna vertebrale, essa provoca dolore e limita le funzioni della schiena. La spondilite anchilosante di solito peggiora stando a riposo e migliora durante l’esercizio fisico, infatti è molto diversa dal classico mal di schiena. Se questa malattia non viene curata in maniera adeguata, si possono formare in futuro anche se molto lentamente, dei veri e propri ponti ossei che limitano in maniera irreversibile, il movimento dell’articolazione, per questo la spondilite viene definita anchilosante. La spondilite anchilosante tende a colpire quasi sempre i giovani tra i 20 e 30 anni, nella maggior parte dei casi i soggetti che ne soffrono sono i maschi. La spondilite anchilosante però non colpisce immediatamente il paziente ma ha una evoluzione molto graduale.

Essa non è una malattia molto frequente, infatti riesce a colpire meno dell’1% della popolazione. Le cause non sono facili da individuare e possono essere varie, come per tutte le malattie reumatologiche, anche se è ipotizzabile che soltanto il contributo di fattori genetici o ambientali come le comune infezioni, possano favorirne la nascita. Quindi, la spondilite anchilosante non è una patologia che viene ereditata e ad oggi non è possibile stabilire in maniera esatta quale combinazione di fattori, se i batteri o i virus, o quelli interni al nostro organismo, scatenino l’origine della patologia.

Sintomi della spondilite anchilosante e differenze con il mal di schiena

Nella spondilite anchilosante, come descritto in precedenza, i dischi della colonna vertebrale, vengono colpiti da infiammazione, comportando dei sintomi dolorosi che rendono il paziente invalidante, specialmente quanto sta a riposo. Nonostante il mal di schiena, o lombalgia che dir si voglia, è una patologia molto frequente e che ha colpito la maggior parte delle persone almeno una volta nella vita, i sintomi del paziente preso da spondilite anchilosante, sono diversi da un comune mal di schiena. Per esempio durante la spondilite anchilosante, il mal di schiena avrà degli effetti diversi rispetto ad una normale lombalgia, infatti:

  1. Il dolore alla schiena inizia ad aumentare con il passare del tempo, tuttavia è difficile stabilire quanto inizia di preciso;
  2. La durata dei sintomi dolorosi è superiore ai 3 mesi;
  3. La lombalgia aumenta il dolore durante il riposo, specie durante la notte, causando dei risvegli notturni per l’infiammazione;
  4. La lombalgia migliora con il movimento e l’attività fisica;
  5. Una volta svegliato, il paziente avrà la schiena rigida e bloccata, dopo almeno 1 ora, il paziente riuscirà a muoversi meglio;

Invece il mal di schiena comune, tende a colpire molto velocemente con delle fitte molto acute, i sintomi vengono risolti dopo pochi giorni o settimane, stando a riposo il dolore diminuisce e al contrario, aumenta facendo attività fisica. Durante la notte e al risveglio con una comune lombalgia, la schiena non darà problemi particolari come invece provoca la spondilite anchilosante. La lombalgia è quindi, quasi sempre il primo sintomo della persona affetta da spondilite anchilosante. Durante le fasi più avanzate, l’infiammazione può estendersi e risalire la colonna vertebrale ed arrivare ad interessare anche le zone dorsali e cervicali, portando in caso di avanzamento della patologia anche ad avere dell’anchilosi vertebrale. In questo caso il paziente avrà una curvatura della colonna vertebrale che renderà la schiena ad avere una “gobba” in maniera del tutto compromettente. Questo problema, colpisce molto spesso le persone anziane, quindi la cosa migliore da fare è andare o portare dal medico, la persona che ha avuto i sintomi di spondilite anchilosante in giovane età per cercare di limitare gli effetti negativi durante l’età avanzata del paziente colpito.

E’ ovvio che in quelle condizioni, la persona avrà delle difficoltà nello svolgimento di molte attività della vita quotidiana, come guidare un auto od anche rimanere seduto a lungo. Oltre al mal di schiena, il paziente colpito da spondilite anchilosante di solito presenta dei sintomi simili alla sciatalgia, ovvero infiammazione, formicolio e qualche volta una sensazione di bruciore nella zona dei fianchi e nei tratti dove si trovano i bicipiti femorali. Però a differenza di una comune sciatalgia, nei casi di spondilite anchilosante, il dolore arriva fino al ginocchio, senza estendersi per tutta la gamba e tende a colpire in modo alternato, entrambe le gambe. Questi sintomi sono del tutto caratteristici della spondilite anchilosante e per questo si riesce a differenziare dalle altre patologie simili a questa. Pure le articolazioni, dopo anni di patologia, se quest’ultima non è stata curata in modo adeguato, subiranno quasi certamente una anchilosi, ovvero si formeranno dei ponti ossei che salderanno i due capi articolari. In casi come questo non si ci saranno delle particolari alterazioni della conformazione, come invece avviene nella colonna vertebrale. Quasi il 50% delle persone affette da spondilite anchilosante presentano anche dei sintomi delle articolazioni sottostanti alla zona lombare. In modo particolare possono essere colpiti delle ossa negli arti inferiori, come le anche, le ginocchia e le caviglie, invece sono molto più rari i coinvolgimenti delle ossa degli arti superiori come i gomiti e i polsi. Se le articolazioni degli arti inferiori vengono colpite da spondilite anchilosante, tali articolazioni, verranno definite dolenti o tumefatte, con conseguente decadimento delle funzioni di quest’ultime.

Diversamente da quanto succede nelle altre patologie come l’artrite reumatoide, nella spondilite anchilosante le articolazioni non vengono risparmiate e non vengono messi in pericolo soltanto le mani e i piedi. I piedi tuttavia possono essere colpiti dal dolore a livello del calcagno o nella zona plantare, in questo caso non vengono coinvolte le articolazioni ma i tendini. La spondilite anchilosante è quindi una patologia che colpisce in maniera prevalente, le articolazioni e i tendini. Però ci sono dei casi in cui possono essere interessati anche degli organi. Nel 25% dei pazienti presi da spondilite anchilosante, si sono registrati dei dolori riguardanti la zona oculare. Ebbene, in casi come questo l’infiammazione colpisce la parte più anteriore dell’occhio, causando dolore, arrossamento dell’occhio e aumentando la sensibilità alla luce. Possono essere colpiti entrambi gli occhi ma mai allo stesso tempo.

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Se si interviene in maniera adeguata e tempestiva, il trattamento potrà permettere la possibile guarigione senza particolari conseguenze. In casi molto rari, l’infiammazione causata dalla spondilite anchilosante, può arrivare a provocare danno alla valvola cardiaca, comportando un difetto durante la fase di chiusura respiratoria. Soltanto in casi rarissimi questo problema causa ricoveri clinici al paziente. Sono altrettanto rari, i casi di interferenza sul ritmo del cuore. Nella fase più avanzata di una spondilite anchilosante non curata in maniera sufficiente, essa può essere anche la causa di una riduzione della resistenza fisica, pure per gli sforzi meno eccessivi. In questo caso, l’affannamento potrebbe essere provocato da un interessamento delle articolazioni della gabbia toracica e dei muscoli delle costole, anche qui c’è del dolore, o più raramente, da un interessamento della parte superiore dei polmoni.

Diagnosi e cure per la spondilite anchilosante

La diagnosi di spondilite anchilosante viene fatta in genere sulla base del quadro clinico, dai risultati degli esami di laboratorio e degli esami strumentali. Il reumatologo metterà in considerazione tutti e tre questi elementi e verificherà che siano in accordo con il sospetto della diagnosi. Nonostante oggi la medicina abbia fatto enormi progressi, non c’è una terapia definitiva in grado di curare la spondilite anchilosante, però ci sono delle ottime terapie per limitare la patologia e abbatterne i sintomi. L’obiettivo prioritario della terapia è quello di curare la malattia, cercare di attenuare il più possibile il dolore e diminuire la rigidità per ripristinare e mantenere la migliore postura portando ad una buona mobilità articolare. Serve senz’altro un’adeguata terapia medicinale, essa è fondamentale, perché serve togliere l’infiammazione, permettendo di levare il dolore e la rigidità della schiena. In questo modo il paziente può ritrovare delle posture corrette ed effettuare tutti i giorni degli esercizi per il recupero e il rinforzo muscolare. La terapia farmacologica consiste nell’usare farmaci antinfiammatori anti steroidei.

Nel caso di un coinvolgimento delle altre articolazioni o dei tendini, è indicato l’uso di farmaci a base di cortisone, con un uso non elevato per via orale o tramite infiltrazioni e l’utilizzo di medicine anti reumatiche tradizionali. Inoltre, alcune abitudini di vita positive possono aiutare ad influenzare nella giusta maniera lo stato di salute, come una dieta equilibrata, un riposo tranquillo ed il supporto morale da parte di familiari o di amici. Infine, l’attività fisica può essere parte integrante nella gestione di ogni programma per curare la spondilite anchilosante. Essa se praticata tutti i giorni, aiuta a mantenere una postura corretta, contribuisce a migliorare le articolazioni e svolge un’azione di recupero. E’ molto importante farsi aiutare specialmente agli inizi, dal medico e dal fisioterapista in modo di ottenere il massimo beneficio. Tramite questi programmi di riabilitazione e prendendo le dovute precauzioni per evitare delle ricadute, il paziente può tornare con il passare del tempo a svolgere una vita normale, sconfiggendo una volta per tutte questa patologia, anche se bisogna avere pazienza.